Rischio Comportamentale e Integrazione Emotivo-Cognitiva

Visione frontale dell’amigdala in un cervello umano medio. Fonte: Wikimedia Commons, «Amygdala frontal view.png» (Daniel Sabinasz; CC BY-SA 4.0).

Le azioni come oggetto della prevenzione

L’intervento educativo si occupa di ciò che le persone fanno: i comportamenti protettivi potenziano la salute, i comportamenti a rischio la compromettono. Le azioni sono ciò che si può quantificare, e più velocemente: alla fine di un intervento si indaga quanti hanno provato a fumare nell’anno scolastico, quanti mangiano in modo adeguato, ecc.

Le azioni derivano da un processo decisionale, più o meno consapevole: le decisioni si prendono a livello emozionale (Cervello Emotivo) o a livello consapevole/cognitivo (Cervello Cognitivo).

Esempio: il patentino della moto

Si può superare l’esame di teoria del patentino e avere cognitivamente tutte le informazioni per guidare in sicurezza, e poi, molto arrabbiati (un litigio, un torto subito), guidare per 10 minuti in modo pericoloso scaricando nella guida spericolata un’emozione che non si sa gestire.

  • Chi guida in modo sicuro applicando la teoria usa i processi cognitivi.
  • Chi guida in modo spericolato perché la rabbia gli fa da “driver” è guidato dalle emozioni.

Chi impenna e brucia i semafori andrebbe indirizzato a un corso di gestione della rabbia, più che a un corso per la patente.

Il principio

La gran parte dei rischi comportamentali si assume quando non si tengono insieme il funzionamento emotivo e quello cognitivo. Fare prevenzione vuol dire rendere il soggetto consapevole e capace di tenere insieme:

  • i processi emozionali, che spesso lo spingono nel territorio del rischio;
  • i processi cognitivi, che lo guidano a “pensarci su” e a prevedere implicazioni e conseguenze.

Il docente, che lavora molto con soggetti in età evolutiva, riporta preadolescenti e giovani adolescenti che hanno fatto danni enormi in 4–5 secondi, riparabili solo in mesi; le risposte più frequenti sono «non ci ho pensato su» e «mi sembrava uno scherzo / mi divertiva». Tra gli 11 e i 15 anni tenere insieme funzionamenti emotivi e cognitivi è particolarmente complesso: l’età evolutiva, e in particolare la fascia 10–14 anni, è l’età principe per l’intervento di prevenzione (→ Maturazione Cerebrale in Età Evolutiva).

Percezione del rischio

Per percepire in modo sano il rischio la paura deve integrarsi con informazioni cognitive adeguate. Se parte emotiva e parte cognitiva non vanno insieme possono comparire, ad esempio, attacchi di panico quando si ha paura di qualcosa, come negli aviofobici. Un intervento preventivo richiederebbe operazioni informative, relazionali ed esperienziali che permettano di tenere insieme i due livelli.

Finalità dell’intervento di prevenzione

La finalità di un intervento di prevenzione è costruire competenze che, sul piano cognitivo, permettano di regolare il funzionamento emotivo. Esempio: l’educazione affettiva e sessuale agisce su un comportamento che altrimenti sarebbe regolato solo dal cervello emotivo; fornendo un’educazione che il soggetto non potrebbe sviluppare da solo, la sessualità viene vissuta in modo integrato sul fronte emotivo e cognitivo.

La prevenzione dovrà essere massima dove il rischio comportamentale è più alto.

Secondo l’OMS, invece di lavorare sul singolo problema, si può lavorare su una competenza più ampia, la competenza di saper essere funzionali per il benessere, agendo sul triangolo emozione – pensiero – azione (→ Life Skills).

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