Diagnosi dell’Adenocarcinoma Prostatico


Il PSA e i suoi limiti
I valori di PSA ripetuti nel tempo assumono valenza diagnostica importante e sono diversi a seconda dell’età del paziente: nei giovani si considerano “valori di sicurezza” più bassi rispetto ad adulti e anziani.
Il PSA da solo non ha grandissima valenza diagnostica:
- anche l’IPB può dare valori di PSA alti, così come le prostatiti e tutti i processi in cui si ha distruzione della ghiandola prostatica;
- esistono adenocarcinomi con PSA basso, soprattutto nelle forme limitate e di piccole dimensioni.
Per questo motivo lo screening del cancro della prostata basato sulla valutazione del PSA non ha dato grandi risultati. Circa il 30% dei maschi italiani sopra i 75 anni ha un adenocarcinoma della prostata, ma molto probabilmente non morirà a causa di questo: si tratta di un tumore indolente.
Esplorazione rettale
L’esplorazione rettale è un momento importante, perché consente di apprezzare le caratteristiche volumetriche e di consistenza della prostata. Le neoplasie si associano a reazione desmoplastica e quindi ad aumento di consistenza: con l’esplorazione digitale può essere possibile identificare aree di aumentata consistenza.
Citologia agoaspirativa
Quando c’è un valore sospetto di PSA senza una causa evidente (per esempio una prostatite), occorre inevitabilmente arrivare a un campionamento tissutale. In passato questo veniva fatto soprattutto tramite citologia agoaspirativa: con la guida dell’esplorazione digitale, un ago sufficientemente lungo e una siringa di aspirazione, il prelievo era mirato sulla parte di prostata che appariva più sospetta per aumento di consistenza; in assenza di questo orientamento, l’ago veniva orientato in più direzioni per ottenere diversi prelievi.

La procedura è generalmente ben tollerata e la diagnostica è valida, ma ci sono limiti: non basta diagnosticare un adenocarcinoma, occorre anche dare una valutazione prognostica di grading, difficile da ottenere con l’agoaspirato.
Approccio bioptico
Per questo motivo attualmente si preferisce di gran lunga l’approccio bioptico.
Frequentemente viene utilizzata la RM, tecnica sufficientemente sensibile e specifica per dare informazioni sulla natura delle proliferazioni prostatiche; su questa base si sono sviluppate procedure bioptiche guidate.
L’alternativa è eseguire un numero prefissato di biopsie (minimo 6, fino a 15) che campionino i vari settori della prostata, soprattutto dove è maggiore la probabilità di sviluppare il cancro (zone postero-laterali e lobo centrale). Le biopsie vengono fatte sia sull’emiprostata destra sia sulla sinistra, in modo da campionare la ghiandola per intero, cercando di fare 1-6 passaggi bioptici così da ottenere più frustoli.
I carcinomi prostatici hanno dimensioni variabilissime e, se molto piccoli, non sempre sono facili da identificare. Non sempre si riesce a fare diagnosi di adenocarcinoma prostatico: le ghiandole possono presentare alterazioni, ma il numero delle ghiandole atipiche può non essere sufficientemente elevato per una diagnosi sicura → si ricorre allora alla diagnosi di ASAP.
🔗 Collegamenti
- Adenocarcinoma Prostatico — 🔬 reperto diagnostico
- Marcatori Immunoistochimici dell’Adenocarcinoma Prostatico — 🔬 reperto diagnostico
- ASAP (Proliferazione Microacinare Atipica) — ⬇️ conseguenza
- Grading di Gleason — ➡️ evoluzione
- Iperplasia Prostatica Benigna — 🔄 diagnosi differenziale
- Prostatiti — 🔄 diagnosi differenziale