Recettori degli Estrogeni (ER) nel Carcinoma della Mammella
I recettori ormonali sono gli strumenti su cui si fonda la gestione clinica delle pazienti con carcinoma della mammella.
Il recettore per gli estrogeni è una proteina contenuta nel nucleo delle cellule, sia normali sia neoplastiche, cui si lega l’ormone steroideo estrogenico. Ha alta affinità e specificità: non lega altri ormoni steroidei se non gli estrogeni.
Gli ormoni steroidei sono lipofili e attraversano facilmente le membrane cellulari; vengono captati dai recettori, traslocati a livello nucleare e qui agiscono come fattori di trascrizione, attivando linee differenziative che stimolano la proliferazione e l’invasività cellulare.
➔ Lo stimolo estrogenico è soprattutto di tipo proliferativo e differenziativo.
Carcinoma lobulare invasivo della mammella positivo per il recettore degli estrogeni (immunoistochimica). Fonte: Wikimedia Commons (Ed Uthman from Houston, TX, USA, CC BY 2.0).
Determinazione: perché l’immunoistochimica ha soppiantato il metodo biochimico
Per stabilire se una cellula neoplastica possieda i recettori estrogenici si utilizza il metodo immunoistochimico, con anticorpi monoclonali diretti contro queste proteine nucleari.
I metodi biochimici sono stati abbandonati per due ragioni:
- richiedono materiale fresco, non sempre facile da gestire;
- sono metodi analitici: mettendo tutto in provetta non si riesce più a distinguere il recettore della cellula normale — che inevitabilmente è presente — da quello della cellula neoplastica. Il patologo doveva perciò selezionare macroscopicamente una regione di mammella in cui fossero verosimilmente quasi tutte cellule neoplastiche, una sorta di “salto nel buio”.
L’immunoistochimica si applica invece facilmente su materiale fissato in formalina e incluso in paraffina, cioè su materiale di routine.
Soglie di positività
L’80% dei carcinomi della mammella è positivo per i recettori estrogenici e viene definito estrogeno-dipendente.
La percentuale di cellule positive per definire un tumore ER+ va dall’1 al 100%; dall’1 al 10% si parla di positività intermedia. Il valore dell’1% è stato scelto come cut-off facilmente riproducibile e immediato, e per favorire l’identificazione dei tumori negativi.
I saggi immunoistochimici hanno una sensibilità intrinseca: i kit commerciali odierni usano reagenti molto sensibili, che identificano anche minime quantità di recettore nei nuclei.
In biologia non esistono categorie: tutti i fenomeni sono continui, e tra 0 e 100% esiste ogni valore intermedio. Si può però ragionevolmente ritenere che, se su un migliaio di cellule solo 1 o 2 sono debolmente positive — cioè al di sotto dell’1% — la probabilità di una risposta significativa alla terapia ormonale sia estremamente bassa, ed equiparare il caso ai negativi. Per definire un tumore ER-negativo il patologo legge il vetrino a forte ingrandimento e con la massima accuratezza, per escludere anche la minima colorazione nucleare.
La risposta alla terapia è funzione della percentuale: chi esprime i recettori al 2% risponderà meno bene all’ormonoterapia di chi li esprime al 98%. Poiché la percentuale non è quantificabile con precisione, si sono adottati parametri più ampi e per certi versi meno specifici, ma clinicamente gestibili:
- il valore dell’1% separa i tumori estrogeno-negativi dai positivi;
- tra l’1 e il 10% si ha una sensibilità intermedia;
- la risposta all’ormonoterapia è adeguata oltre il 10%, intermedia tra 1 e 10%, assente sotto l’1%.
🔗 Collegamenti
- Recettori del Progesterone (PgR) nel Carcinoma della Mammella — 🔗 espressione dipendente dal pathway estrogenico
- Valore Predittivo di ER e PgR (Ormonoterapia vs Chemioterapia) — ⬇️ significato clinico dell’espressione
- Terapia Ormonale del Carcinoma della Mammella — 💊 trattamento dei tumori ER+
- Pattern di Positività dei Recettori Ormonali (Normale vs Neoplastico) — 🔬 lettura del preparato
- Cellule Luminali e Basali della Mammella — 🔗 ER come marcatore della differenziazione luminale
- Immunoistochimica — 🔬 metodica di determinazione