Agonista Inverso

L’agonista inverso è un farmaco che stabilizza il recettore nella sua conformazione inattiva, riducendone l’attività al di sotto del livello basale. Si chiama “agonista” perché fa qualcosa sul recettore (non si limita a occuparlo come l’antagonista), e “inverso” perché spinge il recettore nella direzione opposta all’agonista: dove l’agonista pieno o parziale favorisce la forma attiva, l’agonista inverso trattiene la forma inattiva.

Attività intrinseca da +1 a −1

L’esistenza dell’agonista inverso obbliga a ridefinire la scala dell’attività intrinseca, che non va da 0 a 1 ma da −1 a +1:

  • +1 = agonista pieno;
  • 0 = antagonista (occupa il sito senza alterare lo stato del recettore);
  • −1 = agonista inverso pieno.

«Idealized dose response curves of an agonist, partial agonist, neutral antagonist, and inverse agonist» (Wikimedia Commons, Boghog, CC BY-SA 4.0). Si noti che la curva dell’agonista inverso scende sotto la linea di base: è l’attività costitutiva che viene spenta. L’antagonista neutro resta invece piatto sul basale.

«Overview of receptor activity affected by (from top to bottom) full agonist, partial agonist, neutral antagonist and inverse agonist» (Wikimedia Commons, Hryhorowicz S. et al., CC BY 4.0). Rappresentazione dei quattro comportamenti sullo stesso recettore.

Attività costitutiva del recettore

Il presupposto è che il recettore possieda un’attività spontanea (costitutiva): può attivarsi da solo, anche in assenza di ligando. Questo si è scoperto con la possibilità di trasfettare i recettori in modelli cellulari sovraesprimendoli: su una cellula con mille recettori, l’attivazione spontanea di pochi è impercettibile; sovraesprimendone un milione, l’attività spontanea diventa misurabile (es. produzione di cAMP che parte da un livello basale > 0 senza alcun farmaco aggiunto).

Questo cambia la descrizione di come agisce un agonista. Non è corretto dire che il ligando induce una modificazione conformazionale: il ligando seleziona una conformazione attiva che il recettore acquisisce comunque, ogni tanto, in base alla propria stabilità termodinamica. L’agonista aumenta la probabilità che il recettore stia nella forma attiva; l’agonista inverso la riduce. Non si creano conformazioni nuove, si spostano gli equilibri tra quelle che il recettore già adotta.

Antagonista vs agonista inverso

L’antagonista neutro non distingue lo stato del recettore: occupa il sito di legame dell’agonista e basta. Per questo non ha effetto sull’attività spontanea — se il recettore si attiva “per i fatti suoi”, l’antagonista non lo impedisce. Per spegnere l’attività costitutiva serve un agonista inverso. L’antagonista, però, occupando il sito, può impedire all’agonista inverso di legarsi (così come impedisce il legame dell’agonista diretto): in sua presenza la curva dell’agonista inverso si sposta a destra.

Rilevanza terapeutica

Diversi farmaci finora classificati come antagonisti potrebbero in realtà essere agonisti inversi. Caso dei recettori β1-adrenergici cardiaci: molto espressi nel cuore, sono stimolati dal simpatico (noradrenalina/adrenalina). Nello scompenso cardiaco l’ipertono simpatico è dannoso (la stimolazione β1 promuove il remodeling delle camere), e infatti i beta-bloccanti sono terapia di prima linea. Un antagonista puro blocca però solo la quota di recettore attivata dalle catecolamine, non l’attività spontanea (es. di notte, quando il simpatico è quiescente).

Il carvedilolo, sempre considerato un antagonista, si è dimostrato superiore ad altri beta-bloccanti nel contrastare l’evoluzione dello scompenso, probabilmente perché è anche agonista inverso: inibisce il recettore β1 sia quando ci sono le catecolamine, sia quando non ci sono, spegnendo anche l’attività β1 spontanea.

Altri agonisti inversi

Il fenomeno è molto più diffuso di quanto la classificazione classica lasci pensare: si stima che la maggior parte dei farmaci etichettati come “antagonisti” dei GPCR siano in realtà agonisti inversi. Alcuni esempi in cui la cosa ha rilevanza clinica:

Farmaco / classeRecettorePerché conta
Carvedilolo, Metoprololo, Propranololo (classe: Beta-bloccanti)β1, β2 adrenergicispengono anche l’attività costitutiva cardiaca: il vantaggio nello scompenso
Antistaminici Anti-H1 di Seconda Generazione (Cetirizina, Loratadina) e di prima (Difenidramina)H1 istaminergicosono il caso meglio documentato: il recettore H1 ha un’elevata attività costitutiva e questi farmaci la riducono sotto il basale — è parte del loro effetto antiallergico
Flumazenilsito benzodiazepinico del recettore Recettore GABA-Acaso particolare: è classificato come antagonista quasi neutro, ma ha una lieve componente di agonismo inverso — a dosi elevate può abbassare la soglia convulsiva
Naloxone, naltrexoneμ-oppioideagonisti inversi sull’attività costitutiva μ, che aumenta nella dipendenza cronica: contribuisce alla severità dell’astinenza precipitata
RimonabantCB1 cannabinoideagonista inverso puro, ritirato dal commercio nel 2008 per depressione grave e suicidalità — l’esempio di cosa succede spegnendo un tono costitutivo fisiologicamente utile

Perché la distinzione non è accademica. Un antagonista neutro e un agonista inverso danno lo stesso risultato in presenza dell’agonista endogeno, ma divergono quando l’agonista non c’è. È in quelle condizioni — il cuore di notte, un recettore sovraespresso o mutato in senso costitutivamente attivo — che solo l’agonista inverso produce un effetto. Ed è anche il motivo per cui spegnere un’attività costitutiva può essere dannoso, come ha dimostrato il rimonabant.

🔗 Collegamenti