Antagonismo Competitivo e Non Competitivo

L’antagonista non ha attività intrinseca né efficacia: non fa nulla al recettore, si limita a impedire all’agonista (endogeno o farmaco) di legarsi. In un modello cellulare, il farmaco antagonista D non produce AMP ciclico a nessuna concentrazione; aggiunto a un agonista, ne abbatte progressivamente la risposta. Un β-bloccante, per esempio, occupa il sito dell’adrenalina e le impedisce di legarsi — “una chiave sbagliata nella toppa, che non gira ma impedisce alla chiave giusta di entrare”.

L’occupazione recettoriale (per agonista e antagonista) è governata dall’affinità: più il farmaco è affine, più recettori occupa.

Antagonismo reversibile e competitivo

A una dose fissa di antagonista, facendo crescere l’agonista si ottiene comunque tutta l’efficacia massima, ma con la curva spostata a destra (come se l’agonista avesse perso potenza). Non è una vera perdita di potenza: è una questione di occupazione. Se l’antagonista occupa 50 recettori su 100, l’agonista può agire solo sui restanti; aumentandone la concentrazione lo spiazza progressivamente fino a recuperare tutto l’effetto.

L’antagonismo è reversibile (l’antagonista si stacca) e competitivo (l’agonista può accelerarne la dissociazione e mandarlo via). Presupposti: stessa affinità e legame allo stesso sito del ligando endogeno, il sito ortosterico. Esempio: usando un β-bloccante e mettendosi a correre, l’adrenalina può spiazzarlo riducendone l’effetto. → L’antagonista competitivo interferisce con la potenza.

Antagonismo non competitivo

Crescendo con la concentrazione di antagonista, l’efficacia si abbassa progressivamente e non c’è modo di compensarla aumentando l’agonista (la curva si appiattisce). → L’antagonista non competitivo interferisce con l’efficacia.

Le due condizioni in cui l’antagonista non si lascia spiazzare

  1. Affinità altissima o legame covalente: il legame è potenzialmente competitivo, ma l’antagonista occupa il recettore in modo di fatto irreversibile.
  2. Reversibile ma non competitivo: l’antagonista agisce su un sito diverso da quello dell’agonista. Se si lega a un sito allosterico modificando l’affinità per il sito ortosterico, l’agonista non riesce più a legarsi e non può competere (sono due siti distinti): l’antagonista si stacca (reversibile) ma vince sempre (non competitivo).

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