DAA ed Epatite C (HCV)

L’infezione cronica da HCV aumenta la mortalità non solo per cirrosi ed epatocarcinoma, ma anche per cause sistemiche extraepatiche (diabete, eventi cardio- e cerebrovascolari, insufficienza renale, neoplasie).

Terapia storica: interferone + ribavirina

Per anni l’unica opzione è stata l’interferone ricombinante, spesso associato a ribavirina (molecola aspecifica che inibisce la traslazione virale, degrada l’mRNA e blocca l’assemblaggio dei virioni). Otteneva una risposta virologica sostenuta (SVR) in circa il 55% dei casi. L’interferone agiva non solo sul virus ma su tutti i bersagli dell’interferone endogeno, con effetti avversi numerosi e diluiti nel tempo:

  • full-light syndrome: sindrome simil-influenzale subito dopo la somministrazione (profilassi con paracetamolo);
  • neutropenia, anemia, epatotossicità (su fegato già compromesso), astenia cronica, ansia e depressione.

Questi effetti inducevano frequenti interruzioni, favorendo l’emergere di resistenza.

Direct-acting antivirals (DAA)

La svolta — grazie anche alla tecnologia sviluppata contro l’HIV — sono i DAA, disegnati su bersagli virali definiti:

  • proteasi NS3/4A;
  • complesso NS5A;
  • polimerasi NS5B: inibitori nucleotidici (attivi sul sito attivo) e non-nucleosidici (inibitori allosterici).

I singoli bersagli non sono richiesti all’esame: il punto è che esistono target specifici del virus (proteine o polimerasi virali).

Il capostipite Sofosbuvir (2013) è un profarmaco che, una volta trifosforilato, si inserisce nella polimerasi NS5B e tronca la catena di RNA (= chain terminator). Le terapie di terza generazione, che combinano più classi, superano il 95% di SVR con effetti avversi minimi e poche interazioni farmacologiche (tra le generazioni cambiano target e farmacocinetica).

Aspetti di accesso ed etica

Il prezzo iniziale elevato ha posto il dilemma se limitare il trattamento ai cirrotici avanzati o offrirlo a tutti. In Italia la negoziazione AIFA e un fondo dedicato hanno portato all’accesso universale; la produzione illegale di generici in India aveva intanto spinto alcuni pazienti a un “turismo terapeutico” non privo di rischi. La pandemia ha ritardato l’obiettivo di eradicazione (previsto entro il 2020); oggi la priorità è identificare i sieropositivi inconsapevoli prima delle complicanze, perché la cura esiste ma la diagnosi resta una sfida.

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