Farmaci Antipsicotici (Antagonisti D2)

I primi farmaci sviluppati sull’ipotesi dopaminergica sono antagonisti dei recettori D2 della dopamina. Non vennero chiamati “anti-schizofrenici” ma antipsicotici, perché inizialmente della malattia si riconoscevano solo le psicosi (sintomi positivi): lo scopo dichiarato era bloccare la psicosi in un soggetto potenzialmente pericoloso per sé e gli altri.

Meccanismo d’azione e selettività per via

Il problema dopaminergico (iperattività) è solo nella via mesolimbica, ma l’antagonista D2, essendo molto lipofilo, viene assorbito, supera la barriera ematoencefalica e blocca i recettori D2 in tutte e 4 le vie dopaminergiche.

  • Via mesolimbica (iperattività): il blocco D2 migliora la sintomatologia positiva → effetto terapeutico.
  • Via mesocorticale (ipoattività): qui la dopamina è già scarsa (responsabile dei sintomi negativi); il blocco D2 peggiora la sintomatologia negativa — proprio i sintomi più stabili nel tempo.

Effetti collaterali (vie non compromesse dalla malattia)

  • Via tuberoinfundibolare: la dopamina inibiva il rilascio di prolattina; bloccando il D2 si toglie il freno → iperprolattinemia, che causa:
    • Ginecomastia (nel maschio)
    • Amenorrea (nella donna)
  • Via nigrostriatale (controllo dei movimenti): il blocco D2 causa:
    • Discinesie
    • Parkinson iatrogeno (il Morbo di Parkinson è dovuto alla perdita di cellule della sostanza nigra)

Bilancio dei primi antipsicotici

Molto efficaci sulla sintomatologia positiva (blocco D2 nella via mesolimbica), ma:

  • non migliorano, anzi peggiorano i sintomi negativi (via mesocorticale);
  • causano due importanti effetti collaterali: iperprolattinemia e discinesie, legati al blocco D2 nelle altre due vie non compromesse dalla malattia.

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