Idralazina
Scheda-farmaco — molecola citata come esempio di vasodilatatore nella strategia di riduzione del postcarico in Farmaci Inotropi Positivi (Generalità). Il razionale del postcarico sta nella nota madre: qui trovi ciò che distingue questa molecola. Dati da fonti autorevoli, aggiornati al 2026-08-12.
Classe: vasodilatatore diretto arteriolare (derivato ftalazinico) · ATC: C02DB02 · Nomi commerciali (IT): Nepresol · PubChem CID 3637
Perché questa molecola
Ha tre motivi indipendenti per meritare una scheda, e sono tre concetti generali diversi.
- È il vasodilatatore arteriolare “puro”: dilata le arteriole e quasi non tocca le vene. Riduce quindi il postcarico senza intaccare il precarico — l’opposto dei nitrati. Questo la rende il compagno naturale dell’isosorbide dinitrato: insieme coprono entrambi i carichi.
- È l’esempio da manuale della tachicardia riflessa: abbassando le resistenze scatena il barocettore, e il simpatico risponde accelerando il cuore. È il motivo per cui non si usa da sola.
- È il farmaco della farmacogenetica dell’acetilazione: il suo metabolismo dipende dalla NAT2, e chi è acetilatore lento accumula il farmaco e rischia il lupus indotto da farmaci. È uno dei pochi casi in cui un polimorfismo enzimatico si traduce in una malattia autoimmune iatrogena.
Struttura
Struttura 2D dell’idralazina (PubChem CID 3637). Formula C₈H₈N₄, PM 160,18 g/mol.
È una ftalazina con un gruppo idrazinico (–NH–NH₂): è proprio quell’idrazina il bersaglio dell’N-acetiltransferasi, e insieme il gruppo reattivo implicato nella tossicità autoimmune.
Farmacodinamica
Catena d’azione: idralazina → rilasciamento diretto del muscolo liscio arteriolare (l’effetto passa per l’interferenza con il rilascio di calcio dal reticolo sarcoplasmatico e per una componente NO/cGMP; il meccanismo molecolare non è del tutto chiarito) → ↓ resistenze vascolari periferiche → ↓ postcarico → ↑ gittata cardiaca nel ventricolo scompensato → ma anche ↓ pressione arteriosa → attivazione del barocettore → tachicardia riflessa + attivazione del sistema renina-angiotensina → ritenzione di sodio e acqua.
flowchart TD A["idralazina"] --> B["rilasciamento diretto<br/>del muscolo liscio arteriolare"] B --> C["↓ resistenze periferiche → ↓ postcarico"] C --> D["↑ gittata cardiaca nello scompenso"] C --> E["↓ pressione arteriosa"] E --> F["riflesso barocettivo → ↑ scarica simpatica"] F --> G["⚠️ tachicardia riflessa, ↑ consumo di O₂"] E --> H["↑ renina → angiotensina II → aldosterone"] H --> I["⚠️ ritenzione idrosalina, perdita di efficacia"] G -.->|si neutralizza associando| J["β-bloccante"] I -.->|si neutralizza associando| K["diuretico"] A -.->|metabolita reattivo, acetilatori lenti| L["⚠️ lupus indotto da farmaci"]
I due contro-effetti, e come si spengono. L’idralazina in monoterapia si auto-sabota: la tachicardia riflessa aumenta il lavoro del cuore, l’attivazione del RAA gli fa ritenere liquidi e la pressione risale. Per questo si dà sempre in associazione — un β-bloccante per la tachicardia, un diuretico per la ritenzione. È l’illustrazione clinica del fatto che i meccanismi di compenso, gli stessi descritti nella nota madre a proposito dello scompenso, non si lasciano ignorare.
La coppia con il nitrato. Associando idralazina (postcarico, arteriolare) e isosorbide dinitrato (precarico, venoso) si ottiene una vasodilatazione completa senza toccare l’asse renina-angiotensina. Lo studio A-HeFT (2004) ha mostrato che questa combinazione, aggiunta alla terapia standard, riduce la mortalità in pazienti afroamericani con scompenso avanzato — ed è oggi la strada raccomandata quando ACE-inibitori e sartani non sono tollerati (per esempio in insufficienza renale o iperkaliemia).
Farmacocinetica
- Somministrazione: orale ed endovenosa.
- Biodisponibilità orale: bassa e variabile (~26–50%), per esteso metabolismo presistemico; per via endovenosa è ovviamente completa.
- Metabolismo: N-acetilazione da parte della NAT2, enzima polimorfico, oltre a idrossilazione e coniugazione. Gli acetilatori rapidi eliminano più in fretta e raggiungono concentrazioni più basse; gli acetilatori lenti hanno esposizione maggiore, più effetto — e più rischio di lupus.
- Emivita: ~2–8 ore (nell’insufficienza renale sale a 7–16 ore) → 2–3 somministrazioni al giorno per un controllo stabile.
- Eliminazione: renale, come metaboliti.
Posologia e monitoraggio
Per via orale si parte basso (indicativamente 10–25 mg × 2–4/die) e si titola in giorni, restando sotto i 200 mg/die quando possibile: oltre i 400 mg/die il rischio di lupus indotto sale nettamente. Per via endovenosa si usa nelle emergenze ipertensive, in particolare in gravidanza, a boli ripetuti.
Monitoraggio della pressione e della frequenza cardiaca; nelle terapie prolungate, controllo degli anticorpi antinucleo (ANA) e vigilanza sui sintomi lupus-simili (artralgie, febbre, sierositi).
Tossicità
- Tachicardia riflessa, palpitazioni, possibile angina in chi ha coronaropatia.
- Cefalea, vampate, ipotensione ortostatica — la firma di ogni vasodilatatore.
- Ritenzione idrosalina ed edemi, per l’attivazione del RAA.
- Lupus indotto da farmaci — l’effetto avverso caratteristico: artralgie, mialgie, febbre, rash, pleurite/pericardite, ANA positivi. Reversibile alla sospensione, a differenza del lupus idiopatico, e in genere risparmia rene e sistema nervoso. Fattori di rischio: durata di terapia > 3 mesi, dose > 400 mg/die, fenotipo acetilatore lento, sesso femminile, aplotipo HLA-DR4. In uno studio prospettico su ipertesi in trattamento, gli ANA sono comparsi in 22 su 33 acetilatori lenti contro 9 su 24 acetilatori rapidi.
- Neuropatia periferica da deficit di piridossina (l’idrazina lega la vitamina B6) — rara, corretta con piridossina.
⚠️ Attenzione
- Controindicazioni: cardiopatia ischemica e coronaropatia severa (la tachicardia riflessa peggiora l’ischemia), valvulopatia mitralica reumatica, aneurisma dissecante dell’aorta, lupus eritematoso sistemico e sindromi lupus-simili, tachicardia grave.
- Mai in monoterapia nell’ipertensione cronica: va sempre associata a un β-bloccante e a un diuretico.
- Gruppi speciali: è uno dei pochi antipertensivi utilizzabili in gravidanza, ed è di fatto un farmaco di riferimento nell’emergenza ipertensiva ostetrica e nella pre-eclampsia. Insufficienza renale → emivita allungata, ridurre la dose. Anziano → cautela per l’ipotensione ortostatica.
- Interazioni rilevanti: effetto additivo con qualunque altro antipertensivo o vasodilatatore; i FANS ne riducono l’efficacia (ritenzione di sodio); attenzione all’associazione con i β-bloccanti a elevato primo passaggio come il propranololo, di cui l’idralazina aumenta la biodisponibilità.
- Antidoto: nessuno specifico; nel sovradosaggio si tratta l’ipotensione con riempimento e, se serve, vasopressori.
Posto in terapia
Scompenso cardiaco con frazione d’eiezione ridotta, in associazione all’isosorbide dinitrato, quando ACE-inibitori e sartani non sono tollerati o come terapia aggiuntiva nei pazienti che restano sintomatici. Ipertensione resistente, sempre in combinazione. Emergenze ipertensive in gravidanza e pre-eclampsia, per via parenterale, dove è una delle prime scelte storiche.
🔗 Compare in
- Farmaci Inotropi Positivi (Generalità) — esempio di vasodilatatore per la riduzione del postcarico.
- Angiotensina II - Effetti e Ruolo nell’Ipertensione — l’attivazione riflessa del sistema renina-angiotensina che ne limita l’efficacia.
Fonti: PubChem CID 3637 (struttura, formula, ATC C02DB02); linea guida CPIC su genotipo NAT2 e terapia con idralazina (PMC12641075) per il polimorfismo dell’acetilazione e il rischio di lupus; A-HeFT, N Engl J Med 2004, per l’associazione con isosorbide dinitrato nello scompenso. Consultate il 2026-08-12.