Amniocentesi
L’amniocentesi è una procedura diagnostica prenatale invasiva che si esegue generalmente a partire dalla 16ª settimana di gestazione. Consente il prelievo di liquido amniotico per indagini citogenetiche, molecolari e biochimiche.

Procedura e Rischio Clinico
- Tecnica di prelievo: Eseguita sotto guida ecografica costante. Prevede l’inserimento per via transaddominale di un ago spinale attraverso l’utero, fino alla cavità amniotica, aspirando circa 20 mL di liquido amniotico.
- Contenuto biologico: Il liquido contiene acqua, sali minerali, proteine e cellule di sfaldamento fetali ed extraembrionali (amniociti), provenienti principalmente dalla cute, dal tratto gastrointestinale e dalle vie urinarie del feto.
- Rischio abortivo: Il tasso di perdita fetale correlato alla procedura è stimato intorno allo 0,5%.
Processamento in Laboratorio
Il campione di liquido amniotico viene centrifugato per separare le sue componenti:
- Supernatante: Utilizzato per indagini biochimiche, in particolare per il dosaggio dell’alfa-fetoproteina (AFP), marker associato a difetti del tubo neurale.
- Pelletto Cellulare (Amniociti): Le cellule fetali sedimentate vengono risospese e poste in coltura per l’analisi citogenetica (cariotipo) o per l’estrazione del DNA finalizzata a test molecolari.

Tecniche di Coltura degli Amniociti
A differenza delle cellule del sangue periferico, gli amniociti in coltura crescono aderendo stabilmente al substrato (coltura in aderenza), organizzandosi in colonie clonali. L’analisi citogenetica può essere condotta con due metodiche principali:
1. Metodo in Sospensione (Coltura Classica)
- Procedura: Gli amniociti vengono fatti crescere in fiasche. Una volta raggiunta la confluenza, le cellule vengono distaccate dal fondo utilizzando l’enzima tripsina (tripsinizzazione), ottenendo una sospensione cellulare. Questa viene trattata con colchicina (per bloccare le cellule in metafase) e fissativo, e infine allestita su vetrino.
- Svantaggi: Disgregando le colonie e mescolando le cellule, si perde l’associazione clonale. Questo rende impossibile distinguere un mosaicismo vero (presente nel feto) da uno pseudomosaicismo (un’anomalia cromosomica insorta in vitro durante la proliferazione cellulare).
2. Metodo In Situ (Analisi Diretta delle Colonie)
- Procedura: Le cellule vengono coltivate direttamente su vetrini inseriti sul fondo di capsule o fiasche multipozzetto (in colture parallele e indipendenti). L’analisi cromosomica viene eseguita direttamente sulle colonie intatte sul vetrino, senza tripsinizzazione.
- Vantaggi: Permette di discriminare accuratamente tra:
- Mosaicismo Vero (da refertare): Se la medesima anomalia cromosomica (es. trisomia 21) viene riscontrata in più colonie distribuite in almeno 3 colture indipendenti. La presenza in piastre separate esclude che l’anomalia sia un artefatto insorto in vitro.
- Pseudomosaicismo (non refertato): Se l’anomalia è limitata a una singola colonia o a una singola piastra di coltura. Si classifica come mutazione insorta spontaneamente in vitro durante la coltura cellulare e non ha rilevanza per il feto.

Correlazione tra Età Materna e Incidenza di Trisomia 21
L’incidenza della trisomia 21 (Sindrome di Down) aumenta esponenzialmente con l’avanzare dell’età materna. Tuttavia, i dati epidemiologici mostrano discrepanze tra le percentuali di trisomia 21 rilevate in epoca prenatale (tramite villocentesi o amniocentesi) e quelle registrate alla nascita (a termine):
- Selezione Naturale: L’incidenza registrata alla nascita è costantemente inferiore rispetto a quella rilevata prenatanalmente. Questo fenomeno è dovuto all’elevata frequenza di aborti spontanei naturali che colpiscono i feti affetti da trisomia 21 durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza.

🔗 Collegamenti
- Diagnosi Prenatale — ⬆️ causa
- Villocentesi — 🔄 diagnosi differenziale / confronto
- Test Combinato — 🔄 diagnosi differenziale / confronto
- Mosaicismo — 🔗 stesso meccanismo / stessa via
- Sindrome di Down — 🔬 reperto diagnostico