Immunosenescenza
L’immunosenescenza è l’invecchiamento del sistema immunitario: un fenomeno che ne riduce l’efficacia della risposta agli insulti. È tipica dell’età geriatrica, ma può presentarsi anche in pazienti più giovani in presenza di determinati fattori predisponenti.
Ha rilevanza epidemiologica crescente: secondo le stime, intorno al 2050 la popolazione italiana over 85 comprenderà circa 8 milioni di individui. Lo studio dei suoi meccanismi è importante perché l’immunosenescenza ha un ruolo in tutte le patologie correlate all’invecchiamento: malattie neurodegenerative (Parkinson, Alzheimer), maggiore predisposizione alle infezioni (polmonite, influenza, infezioni delle vie urinarie), malattie autoimmuni (artrite reumatoide, lupus, epatite, sclerosi multipla), condizioni metaboliche (ipertensione, diabete, insufficienza cardiaca congestizia) e cancro (prostata, seno, polmone, colon, vescica, pelle, pancreas).

Età cronologica vs età biologica
L’immunosenescenza si correla all’età biologica, che può non corrispondere a quella cronologica: alcuni fattori, comprese alcune patologie, inducono un invecchiamento accelerato (non si parla qui di patologie come la progeria).
Uno dei metodi più usati per misurare l’età biologica si basa sull’epigenetica. Ogni organismo ha un proprio pattern epigenetico: nei soggetti giovani la metilazione degli istoni è distribuita in modo più o meno omogeneo, mentre con l’invecchiamento il pattern diventa molto più eterogeneo, con formazione di cluster epigenetici (agglomerati di modificazioni). Valutando l’organizzazione del pattern di metilazione del genoma si stima quindi con buona precisione l’età biologica di un individuo, strettamente correlata all’immunosenescenza. L’aumento delle modificazioni epigenetiche altera l’espressione genica, alterazione alla base dell’insorgenza di trasformazioni neoplastiche, la cui predisposizione cresce con l’età.
Hallmarks dell’immunosenescenza
Le caratteristiche chiave sono meccanismi che si autoinfluenzano, essendo al tempo stesso causa e conseguenza dell’immunosenescenza:
- Involuzione (atrofia) timica, prevista dall’evoluzione
- Inflammaging: infiammazione cronica correlata all’invecchiamento, dovuta a overproduzione di citochine infiammatorie
- Alterazione dei sottotipi cellulari del sistema immunitario, principalmente dei linfociti T
- Infezioni da virus (in particolare virus persistenti)
- Presenza di patologia, in alcuni casi tumori, anche in pazienti molto giovani
Conseguenze sul sistema immunitario
La compromissione immunitaria contribuisce a morbilità e mortalità degli anziani e riduce la risposta alla vaccinazione. L’equilibrio del sistema immunitario è alterato su più fronti:
- Riduzione della capacità delle APC di presentare gli antigeni
- Produzione in eccesso di citochine pro-infiammatorie, in particolare IL-6 (marker di immunosenescenza, può aumentare anche di cinque volte), TNF e IL-1
- Alterazione dei linfociti T e del processo di maturazione delle plasmacellule (compromesse sia la risposta innata sia l’adattativa)
- Sbilanciamento del rapporto CD4/CD8: aumento dei CD8 citotossici, che a differenza dei CD4 helper resistono all’apoptosi
- Aumento delle cellule della memoria e diminuzione delle cellule naïve
Il risultato è una maggiore predisposizione all’infiammazione, aggravata dalla riduzione delle cellule dell’immunotolleranza come i Treg, che compromette la produzione di citochine anti-infiammatorie.

Atrofia timica
Il timo è l’organo adibito alla maturazione e selezione dei linfociti T; è diviso in corticale e midollare e presenta una componente lipidica. Intorno al ventesimo anno corticale e midollare iniziano a ridursi a favore della componente lipidica: il timo diminuisce sia quantitativamente (dimensioni sempre più ridotte) sia qualitativamente (prevalenza del tessuto adiposo). Quando il timo è sostituito da tessuto adiposo, sono compromesse sia la maturazione sia la selezione dei linfociti T.
Tra le cellule ematopoietiche precursori dei linfociti T e le cellule epiteliali del timo (TEC) esiste un rapporto quasi simbiotico: la presenza di cellule T è imperativa per il mantenimento dell’architettura timica. Quando in un organismo anziano diminuiscono numero e grado di differenziamento dei linfociti T, ne risentono anche le TEC. Immunosenescenza e atrofia timica dipendono quindi l’una dall’altra e si influenzano reciprocamente.

Approccio agli interventi
I meccanismi dell’immunosenescenza non sono di per sé negativi: per questo gli immunologi sconsigliano approcci terapeutici troppo drastici, volti a bloccarla del tutto. La strada migliore consiste nel ripristinare l’equilibrio omeostatico aiutando l’immunotolleranza, riducendo l’inflammaging e agendo in modo più blando a valle.
🔗 Collegamenti
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