PD-1 e PD-L1

PD-1 è espresso sulle cellule T e lega PD-L1/PD-L2 (isoforme) espresse sulle APC. È un meccanismo di soppressione immunitaria ancora più potente di quello mediato da CTLA-4 e centrale nella tolleranza immunologica.

Ruolo nella gravidanza

L’asse PD-1/PD-L1 è cruciale durante la gravidanza. Le cellule placentari esprimono un’elevata densità di PD-L1, che interagisce con il PD-1 delle cellule T materne. Il feto esprime antigeni HLA di origine paterna che il sistema immunitario materno riconoscerebbe come estranei; grazie a questa interazione la risposta T viene soppressa, evitando il rigetto fetale. L’interazione PD-1/PD-L1 stimola anche la produzione di IL-10, potente citochina immunosoppressiva, che contribuisce alla morte per apoptosi delle T reattive.

Tumori e checkpoint inhibitors

Molte patologie — tumori, malattie autoimmuni, infezioni croniche — sono associate ad alterazioni dell’asse PD-1/PD-L1. I tumori sovraesprimono PD-L1, che legando PD-1 sulle T cellule ne inibisce l’attività: più PD-L1 è espresso, più la risposta è soppressa e più grave è il quadro clinico. È un meccanismo di evasione dalla sorveglianza immunitaria.

Per contrastarlo sono stati sviluppati anticorpi monoclonali che bloccano PD-1 o PD-L1 impedendone l’interazione. Questi inibitori dei checkpoint immunitari si sono rivelati molto efficaci nella terapia dei tumori e sono oggi più utilizzati degli anticorpi anti-CTLA-4. La riattivazione della risposta T comporta però potenziali effetti collaterali: in assenza di freni fisiologici la produzione di citochine può diventare eccessiva, causando una tossicità che non tutti i pazienti tollerano.

In patologie autoimmuni e nel rigetto dei trapianti la situazione è opposta a quella tumorale: prevalgono i segnali attivatori con eccessiva attivazione T. Un problema clinico è il paziente trapiantato che sviluppa un tumore: trattando il tumore (riattivando la risposta T) si rischia di uccidere il trapianto.

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