Vaccini anti-COVID-19

Lo sviluppo del vaccino anti-COVID è stato eccezionalmente rapido: il virus è stato identificato a gennaio 2020, il genoma sequenziato entro febbraio 2020, il vaccino pronto per dicembre 2020. A differenza delle terapie passive, il vaccino è immunoterapia attiva: porta a memory cell e protezione duratura.

Le diverse piattaforme vaccinali

  • Vaccino vettore (AstraZeneca, Johnson & Johnson, Sputnik): si prende un virus che infetta le nostre cellule, lo si priva della patogenicità e lo si usa come vettore/guscio. Si usa l’adenovirus, a cui si toglie il materiale genetico e si inserisce il DNA che codifica la proteina spike del SARS-CoV-2. L’adenovirus infetta le cellule, va nel citoplasma, rilascia il DNA nel nucleo, che viene trascritto e tradotto producendo la spike. Limite: alla seconda somministrazione si genera una risposta immune contro l’adenovirus stesso, riducendo l’efficacia del richiamo. Soluzione: usare due adenovirus diversi per le due immunizzazioni (es. Ad26 alla prima dose e Ad5 alla seconda) — per questo il vaccino russo (Sputnik) funzionava meglio di Johnson & Johnson. Poi soppiantato dai vaccini a RNA.
  • Sinovac (cinese): virus ucciso con agenti chimici e usato per indurre la risposta immune. Efficacia del 50%. Soppiantato dai vaccini a RNA.
  • Novavax: si fondono iso-proteine del virus e si usa il miscuglio come vaccino. Protezione del 65%. Entrato in uso molto limitatamente.
  • Vaccino a mRNA (Moderna, Pfizer): del tutto nuovo e rivoluzionario, fornisce alle cellule il “libretto di istruzioni” per produrre l’antigene. Protezione del 98%, efficace contro qualsiasi variante. È la piattaforma risultata migliore (AstraZeneca è stato abbandonato).

Numero di dosi e vaccinazione eterologa

Per verificare l’efficacia si è studiata la risposta anticorpale dopo la vaccinazione:

  1. Una singola dose funziona bene con la variante originale ma perde efficacia con le varianti.
  2. La risposta anticorpale è più alta nei pazienti già infetti, perché si tratta di una risposta secondaria.
  3. Due dosi funzionano meglio di una: la seconda dose trasforma la risposta in secondaria, con anticorpi in quantità maggiore.

Quando coesistevano AstraZeneca (vettore) e mRNA, la risposta anticorpale migliore si otteneva con vaccinazione eterologa (prima dose AstraZeneca + seconda dose mRNA). Nel 2021 questa ipotesi è stata superata: il metodo migliore è risultato la doppia dose di vaccino a mRNA.

Il vaccino induce linfociti T

Il vaccino non induce solo anticorpi ma anche linfociti T. Dimostrazione: nei pazienti con sclerosi multipla trattati con anticorpi anti-CD20 (che bloccano i linfociti B ma non i T), la vaccinazione non produce risposta anticorpale — perché i B sono bloccati — ma induce comunque i linfociti T (CD4 e CD8 anti-SARS-CoV-2).

Il vaccino induce quindi tutti i correlati immuni di protezione: anticorpi, linfociti T che esprimono T-bet (Th1), citotossici, e produzione di IgA.

Varianti e omicron

I vaccini perdono efficacia in presenza delle varianti, come omicron che ha infettato tutti. Le varianti si succedono soppiantandosi a vicenda (non c’è copresenza di omicron e delta).

Contro omicron i vaccini non inducono una risposta anticorpale efficace (nemmeno la doppia dose), ma la produzione di linfociti T contro omicron è perfetta: con omicron ci si è infettati ma non ammalati gravemente, perché protetti dai linfociti T. Gli anticorpi prevengono la penetrazione del virus nelle cellule; i linfociti T distruggono le cellule già infettate e prevengono la malattia. Con la tripla dose si recupera anche una migliore risposta anticorpale; i linfociti T sono Th1 e central memory, e persistono per tutta la vita.

Valutare l’efficacia di un vaccino

Valutare l’efficacia di un vaccino solo dal numero di anticorpi circolanti è sbagliato. Gli anticorpi sono prodotti quando servono: il vaccino insegna quando e se produrli. Dopo la vaccinazione l’ondata anticorpale iniziale diminuisce fisiologicamente, ma gli anticorpi restano alti solo se necessario, e il vaccino permette di rigenerarli rapidamente al contatto successivo con il virus. Inoltre il vaccino induce linfociti T, indice di vaccino funzionante.

Esito epidemiologico

La WHO a fine 2022 dichiara la pandemia vicina alla fine. Sono stati vaccinati 6 miliardi di persone (78% della popolazione). I virus, più mutano più diventano meno cattivi: il virus vuole sopravvivere, non uccidere l’ospite, perché ucciderebbe anche sé stesso. Le nuove varianti sono quindi più infettive ma meno patogeniche, per la combinazione di due fenomeni: la vaccinazione e la naturale riduzione della patogenicità.

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