Cecità Corticale e Disturbi Visivi Associativi

Lesioni della corteccia calcarina

La gravità dipende dall’estensione della lesione: dallo scotoma fino alla cecità corticale.

Cause principali:

  • sindrome dell’apice dell’arteria basilare;
  • infarto posteriore;
  • emorragie cerebrali.

Sindrome di Anton

Cecità corticale da danno del lobo occipitale, legata a eventi vascolari sulla corteccia calcarina bilaterale. Non è frequente, ma è importante conoscerla.

Il paziente è cieco ma non sa di non vedere: continua a dire di vedere benissimo e confabula. La pupilla funziona normalmente (il riflesso dipende solo da II e III nervo cranico), per cui il quadro può essere scambiato per confusione mentale, con ritardo diagnostico di un evento ischemico. Basta mostrare le dita al paziente: cercherà di inventare. I Potenziali Evocati Visivi aiutano a dimostrarla.

In termini neuropsicologici è una anosognosia della propria cecità corticale: il soggetto ha una reale degradazione dell’input sensitivo-visivo e, insieme, non è consapevole di non vedere. Rientra tra i quadri associati alle lesioni dell’arteria cerebrale posteriore (vedi Sindromi dell’Arteria Cerebrale Posteriore).

(Sezione espansa con: sbobina 07)

Disturbi delle aree associative della vista

  • Sindrome di Anton-Babinski: aprassia oculomotoria da interessamento delle aree associative della vista. È una sindrome distinta dalla sindrome di Anton.
  • Sindrome di Balint: forma di atassia ottica. Comprende non solo l’incapacità di vedere controlateralmente, ma anche l’incapacità di riconoscere simultaneamente due oggetti presentati insieme, associata alla difficoltà di dirigere lo sguardo (chiamata atassia oculomotoria o atassia ottica). È una delle sindromi neuropsicologiche più complesse che possono accompagnare l’emianopsia da lesione dell’arteria cerebrale posteriore. (Sezione espansa con: sbobina 07)
  • Agnosia per gli oggetti: incapacità di riconoscere gli oggetti, soprattutto per lesioni occipito-parietali.
  • Prosopagnosia: incapacità di riconoscere i volti. Nel decadimento cognitivo (es. Alzheimer) il paziente fatica a riconoscere i volti, fino a non riconoscere i familiari.

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