Potenziali Evocati Visivi

Principio

Esame neurofisiologico: il paziente guarda uno schermo luminoso mentre si registra un’attività simile a un elettroencefalogramma. Ripetendo lo stimolo, l’attività corticale corrispondente all’immagine si somma e si ottiene un’onda chiamata P100.

Interpretazione

  • P100 presente: vie visive integre. Serve anche nella cecità corticale, in cui la pupilla funziona normalmente perché dipende solo da II e III nervo cranico (vedi Cecità Corticale e Disturbi Visivi Associativi).
  • Alterati in qualsiasi patologia oculistica e soprattutto nelle neuriti.
  • Neurite retrobulbare della Sclerosi Multipla: una placca demielinizzante sul nervo ottico aumenta la latenza di conduzione → P100 a latenza aumentata.

(Integrazione da: sbobina 19)

Potenziali evocati visivi nella sclerosi multipla

Tra gli esami di supporto alla diagnosi di Sclerosi Multipla i PEV sono gli unici potenziali evocati ancora utilizzati (i somato-sensoriali e i motori non si usano più nella SM). Si fanno sempre e sono stati inclusi nei nuovi criteri diagnostici (Criteri Diagnostici della Sclerosi Multipla).

Tecnica: si danno stimoli in periferia e si registra, con elettrodi sulla superficie del cranio in corrispondenza dell’area che riceve lo stimolo, la latenza con cui arrivano le onde. Per i PEV gli elettrodi si pongono sulla corteccia occipitale e si stimola prima un occhio e poi l’altro.

Interpretazione:

  • L’onda P100 dovrebbe avere una latenza di 100 ms; fino a 105–110 ms è ancora normale.
  • In un occhio che ha subito episodi di demielinizzazione la latenza è sopra i 132 ms, o comunque c’è una marcata asimmetria tra i due occhi.
  • Nella SM conta meno la latenza in sé e più la differenza tra i due occhi; nella maggior parte delle neuriti ottiche la P100 è inevocabile dall’occhio affetto (latenza infinita) (Neurite Ottica).

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