Esame del Linguaggio

Principio

L’Esame Obiettivo Neurologico deve comprendere una parte cognitiva con valutazione del linguaggio, analizzando espressione, comprensione e ripetizione. In ogni afasia tutte e tre sono compromesse, ma una prevale a seconda del tipo. Prima di inviare il paziente al logopedista o al neuropsicologo, un esame rapido al letto permette già di orientarsi, almeno nei quadri conclamati.

Casi clinici di afasia: tab. 1, denominazione e riconoscimento di oggetti comuni; tab. 2, test mano-occhio-orecchio (Wellcome Collection). Fonte: Wikimedia Commons (Wellcome Collection, CC BY 4.0).

A. Prove di espressione

Eloquio spontaneo

Si instaura un dialogo (“Buongiorno! Mi racconta come mai è qui da me? Chi l’ha portata e cosa è successo?”). Si ignora il contenuto e ci si concentra sulla forma, per capire anzitutto se il linguaggio è fluente o non fluente (criteri in Afasia Fluente vs Non Fluente):

  • le frasi sono lunghe o corte?
  • la prosodia è conservata o persa?
  • ci sono inceppi a inizio o a metà parola?

A confermare la diagnosi sono gli errori caratteristici, le Parafasie, che ogni afasico commette almeno una volta. Nell’eloquio spontaneo però gli errori tendono a essere mascherati.

Prove di denominazione

  • Su stimolo visivo (paziente vedente): si indicano oggetti chiedendo di denominarli. Sono tanto più facili quanto più il nome ha alta frequenza d’uso: si parte da oggetti comuni (orologio, occhiali) e, se il paziente si inceppa, si passa alle parti degli oggetti (quadrante, lancetta, cinturino), a frequenza d’uso inferiore. Al posto di “occhiali” l’afasico dirà:
    • “occhieli”, “occhiaci”, “occhi” → parafasia fonemica;
    • “pettine” → parafasia verbale;
    • nulla → anomia.
  • Su stimolo verbale (paziente cieco o ipovedente per cataratta o retinopatia diabetica): si pongono domande (“Come si chiama la persona che dipinge il quadro?” → “Pittore”). Sono più difficili perché richiedono una comprensione migliore.
  • Prova tattile (in laboratorio, per i ciechi): si mette un oggetto in mano al paziente e gli si chiede cos’è.

In tutte le afasie il paziente farà molta fatica: il non fluente non dirà la parola; il fluente non sta zitto e cerca di ricostruirla girandoci attorno, dando una definizione articolata dell’oggetto e delle sue caratteristiche.

B. Prove di comprensione

  • Ordine verbale semplice (prova più comune al letto): “alzi la mano sinistra”, “chiuda due volte gli occhi”.
  • Se si è incerti:
    • ordini doppi: “Chiuda gli occhi e poi guardi la porta”;
    • ordini ipotetici: “Se la porta è chiusa, alzi la mano destra”;
    • ordini ipotetici negativi: “Se la porta è chiusa, non chiuda gli occhi”.
  • Se il paziente non esegue (magari per ansia) e il dubbio resta → prove di indicazione:
    • indicare, tra alternative, un oggetto denominato dal medico;
    • spostare un oggetto vicino o lontano da un altro.

Gli afasici sbagliano in genere anche le prove di indicazione semplici, soprattutto nelle afasie fluenti.

C. Prove di ripetizione

  • Si fanno ripetere parole bisillabiche (“cane”, “casa”) e poi plurisillabiche (“crocefisso”, “stranamente”).
  • Nella ripetizione è più facile che compaiano parafasie fonemiche, perché la parola non va scelta (la sceglie il medico): un errore indica difficoltà nel maneggiare i fonemi.
  • Con parole vere non si sa se il paziente ripete bene perché riproduce i fonemi o perché ne capisce il significato e “nomina il significato”. Si usano quindi non-parole (logatomi), prive di significato: “piro”, “sela”, “lomi”, “catori”, “crodilamo”, “trilibelmo”, “stralivota”, “frogira”, “catampo”.
  • Per aumentare la difficoltà si passa a frasi intere: “La mamma mi ha preso tre etti di carne e tre chili di pane” (anche i sani sbagliano, per difetti di concentrazione sulla memoria a breve termine).

Valutazione specialistica

Logopedista e neuropsicologo eseguono un esame lungo e rigoroso, con centinaia di domande standardizzate: il rendimento viene confrontato con quello di migliaia di soggetti normali senza lesioni cerebrali, tenendo conto di variabili demografiche (sesso, scolarità, età).

⚠️ Indicazioni del docente

  • Nelle prove di comprensione non chiedere al paziente di aprire la bocca: è la prima cosa che fa vedendo un camice bianco, indipendentemente da ciò che gli si dice.

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