Memoria Immunologica
Capacità del sistema immunitario di rispondere più rapidamente e intensamente a un antigene già incontrato. È l’obiettivo dei vaccini: trasformare la prima esposizione “artificiale” in una memoria, così che al contatto con il patogeno reale la risposta sia immediata e forte.
Risposta primaria vs secondaria
- Prima esposizione (risposta primaria) → lenta e debole, anticorpi pochi e tardivi.
- Seconda esposizione (risposta secondaria) → molto più rapida e intensa, grazie alla memoria immunologica.
La durata della memoria varia:
- Vaiolo → anticorpi e T CD8+ specifici rilevabili anche oltre 50 anni dopo la vaccinazione. Essendo il virus non più circolante, è un modello ideale per studiare la memoria (diverso da COVID-19, dove il virus continua a circolare e complica la valutazione).
- Tetano → richiede richiami periodici (ogni 10 anni) perché la memoria tende a calare.
Basi cellulari
- Linfociti T → da naïve (producono IL-7) diventano attivati (producono IL-2 e IL-15 per espandersi). Dopo la scomparsa dell’antigene la maggior parte muore (fase di contrazione), ma alcuni sopravvivono come cellule della memoria, che durano anni.
- Plasmacellule e linfociti memoria → risiedono nel midollo osseo, che offre nicchie di sopravvivenza. Le plasmacellule possono vivere anche tutta la vita, continuando a produrre anticorpi a lungo termine. Nel midollo si trovano anche linfociti B e T memoria pronti a riattivarsi.
🔗 Collegamenti
- Vaccini — ⬆️ la vaccinazione mira a creare memoria immunologica
- Adiuvanti — ⬆️ l’attivazione dell’immunità innata è necessaria per generare memoria
- Cooperazione T-B — 🔗 genera le plasmacellule produttrici di anticorpi