Vaccini

I vaccini sono tra gli strumenti più efficaci contro le malattie infettive: hanno ridotto drasticamente la mortalità e aumentato l’aspettativa di vita (oggi ~80 anni anche grazie alle vaccinazioni), con uno dei migliori rapporti costo/beneficio di tutta la medicina.

Alcuni dati. Secondo l’OMS le vaccinazioni prevengono ogni anno circa 3,5–5 milioni di morti da malattie come difterite, tetano, pertosse, morbillo e influenza. Uno studio su The Lancet (2024) stima che i 50 anni del Programma Esteso di Immunizzazione (EPI, dal 1974) abbiano salvato circa 154 milioni di vite — di cui la maggior parte bambini sotto i 5 anni, per lo più grazie al vaccino contro il morbillo. Il rapporto costo/beneficio è tra i più alti della medicina perché a un costo unitario basso corrisponde la prevenzione di malattie gravi e delle loro cure, oltre all’effetto di immunità di gregge che protegge anche i non vaccinati.

Principio di funzionamento

Il vaccino espone l’organismo a una forma innocua del patogeno (o di una sua parte), inducendo una risposta immunitaria protettiva senza causare la malattia. Stimola sia l’immunità innata sia quella adattativa:

  • Linfociti B → producono anticorpi neutralizzanti, che bloccano il patogeno prima che entri nelle cellule.
  • Linfociti T CD8+ → eliminano le cellule già infette.
  • Cellule NK (immunità innata) → contribuiscono a una risposta completa e duratura.

L’obiettivo finale è la creazione di memoria immunologica (linfociti T e B memoria), così che al contatto con il patogeno reale la risposta sia immediata e intensa.

Profilassi

I vaccini funzionano in modo profilattico, cioè preparano la memoria immunitaria prima del contatto con il patogeno. Una volta che il virus si è già insediato in modo persistente (es. herpesvirus latenti) un vaccino terapeutico è molto più difficile, perché deve eliminare cellule già infette e non solo neutralizzare il patogeno in ingresso.

Attenzione sull’HIV. Il fallimento pluridecennale del vaccino anti-HIV non dipende dal fatto che il vaccino sia profilattico — un vaccino anti-HIV somministrato prima dell’infezione sarebbe profilattico come tutti gli altri. Le vere difficoltà sono altre: la variabilità antigenica estrema della proteina di superficie (Env/gp120), che muta continuamente e sfugge agli anticorpi; l’integrazione precoce nel genoma dell’ospite con formazione di un reservoir latente entro pochi giorni dall’infezione (finestra troppo breve perché la risposta indotta agisca); l’assenza di un modello di immunità naturale (nessun paziente elimina spontaneamente il virus da cui copiare la risposta protettiva); lo scudo di glicani che maschera gli epitopi neutralizzanti. Vedi HIV.

Storia: il primo vaccino

Il primo vaccino sviluppato fu quello contro il vaiolo, malattia molto grave causata dall’Orthopoxvirus variola (mortalità ~30%; in Europa nel XVIII sec. ~400.000 morti/anno).

Edward Jenner (1796) notò che le mungitrici erano immuni al vaiolo umano perché contraevano il vaiolo bovino (cowpox, causato dal Vaccinia virus), malattia lieve ma con antigeni simili. Jenner inoculò materiale prelevato da pustole di cowpox a un bambino, che dopo cinque anni risultava ancora protetto dal vaiolo umano. Da qui il termine “vaccinazione” (dal latino vacca).

Il Vaccinia virus è un virus vivo attenuato molto simile al vaiolo umano ma poco patogeno: stimola una risposta completa (anticorpi neutralizzanti, T CD8+, NK).

Il vaiolo è l’unica malattia infettiva completamente eradicata (ultimo caso 1977, eradicazione OMS dichiarata nel 1980), risultato ottenuto grazie alla vaccinazione.

🔗 Collegamenti

  • Tipi di Vaccini — 📋 strategie di costruzione del vaccino
  • Memoria Immunologica — ⬇️ obiettivo della vaccinazione
  • Postulati di Koch — 🔗 dimostrazione del nesso microrganismo–malattia
  • Adiuvanti — 🔗 potenziamento della risposta vaccinale
  • HIV — 🔄 virus persistente difficile da prevenire con vaccino