Vaccini contro SARS-CoV-2

Il coronavirus non era del tutto sconosciuto: epidemie locali da “parenti” (SARS e MERS) avevano già fornito conoscenze, accelerando lo sviluppo dei vaccini.

Vaccini a vettore virale (AstraZeneca, Sputnik V)

  1. Si usa un adenovirus reso innocuo.
  2. Si sostituisce un suo gene con quello che codifica la proteina Spike del SARS-CoV-2.
  3. Dopo l’iniezione l’adenovirus entra nelle cellule → le cellule producono Spike → il sistema immunitario la riconosce e genera una risposta completa (anticorpi + linfociti T CD4 e CD8).

Problema: dopo la prima dose si sviluppano anticorpi anche contro l’adenovirus, per cui la seconda dose può essere neutralizzata e risultare meno efficace. Sputnik V ha aggirato il problema usando due adenovirus diversi per prima e seconda dose, mantenendo efficace la seconda.

Vaccini a RNA (Pfizer, Moderna)

Tecnologia già studiata in oncologia, da cui la rapidità di realizzazione per il COVID-19.

  1. Un RNA messaggero che codifica la proteina Spike viene incapsulato in nanoparticelle lipidiche.
  2. Dentro la cellula l’RNA viene tradotto dai ribosomi in proteina Spike.
  3. La proteina prodotta può:
    • essere degradata → peptidi esposti su MHC-I → attivazione dei linfociti T CD8 citotossici.
    • essere secreta e poi ricaptata → peptidi su MHC-II → attivazione dei linfociti T CD4 → stimolo alla produzione di anticorpi.

Inoltre l’RNA attiva recettori intracellulari (Toll-like 3, 7, 8, 9), svolgendo una funzione di adiuvante naturale che potenzia la risposta immunitaria.

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