Fonti dei Dati Epidemiologici
Oltre ai dati strettamente sanitari, l’Epidemiologia usa anche dati demografici, che forniscono indicatori sintetici ma significativi sull’andamento dello stato di salute di una popolazione in un certo periodo. Gran parte dei dati ha natura sanitaria, ma anche dati apparentemente poco rilevanti sul piano clinico, come quelli amministrativi, contribuiscono alla comprensione dei fenomeni di salute pubblica.
Classificazione dei dati
- Per continuità: a flusso (occasionali) oppure permanenti (raccolti in modo continuativo).
- Per ampiezza: generali (riguardano l’intera popolazione) oppure raccolti ad hoc per uno scopo o uno studio specifico.
- Per livello territoriale: nazionale, regionale, locale.
- Per frequenza e modalità di raccolta:
- dati universali, riferiti all’intera popolazione;
- dati campionari, ottenuti da campioni rappresentativi;
- raccolta continua, in tempo reale o periodica costante;
- raccolta sporadica o prestabilita, a intervalli regolari o per eventi specifici.
- Per accessibilità: liberamente accessibili (disponibili al pubblico), soggetti ad autorizzazione (es. dati di dimissione ospedaliera), non disponibili (per natura normativa o perché non ancora raccolti).
I dati seguono un flusso preciso, con un’origine e un indirizzo a cui vengono inviati.
Fonti tradizionali
- Scheda di Morte
- Censimento generale della popolazione (Censimento e Piramide delle Età)
- Scheda di nascita, oggi certificato di assistenza al parto
- Notifica di malattie infettive (Notifica delle Malattie Infettive)
- Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO)
- Cartelle cliniche
Certificato di assistenza al parto (natalità)
La natalità è monitorata con una raccolta continua e universale. Il certificato raccoglie informazioni anagrafiche e dati sanitari sul parto:
- peso alla nascita;
- tipo di parto;
- settimana di gestazione;
- presentazione fetale;
- indice di Apgar.
Questi dati sono talvolta omessi ma sono importanti: un neonato fortemente prematuro o con indice di Apgar non ottimale può indicare possibili problemi di salute durante la crescita. Una sezione aggiuntiva può essere compilata in caso di natimortalità.
Cartelle cliniche
Forniscono dati prevalentemente sanitari. Alcune informazioni (fattori di rischio, complicanze minori) possono essere omesse, perché la registrazione dipende dall’interpretazione soggettiva del personale e varia nei termini e nei criteri diagnostici. Molti ospedali hanno introdotto la cartella elettronica, che mira a uniformare le informazioni registrate.
Registri ospedalieri
Gli ospedali raccolgono dati anche tramite registri: degli operatori, della sala parto, dell’interruzione volontaria di gravidanza, del pronto soccorso, delle prestazioni ambulatoriali o di laboratorio. L’interpretazione dei dati diagnostici può però essere soggettiva, rendendo difficile una diagnosi uniforme, soprattutto nei confronti nazionali o internazionali: da qui la necessità di una classificazione unica (ICD (Classificazione Internazionale delle Malattie)).
Altre fonti
- Registri di sorveglianza e di patologia (Registri di Patologia).
- Dati pensionistici.
- Dati INAIL sugli infortuni sul lavoro.
- Database sanitari europei.
- Dati fiscali ed esenzioni dal ticket (per identificare categorie fragili e indirizzare programmi vaccinali).
- Big data: integrazione di sistemi digitali per superare i confini dei singoli database.
🔗 Collegamenti
- Epidemiologia — 📋 materia prima dell’analisi epidemiologica
- Scheda di Morte — 📋 fonte tradizionale
- Censimento e Piramide delle Età — 📋 fonte tradizionale
- Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) — 📋 fonte tradizionale
- Notifica delle Malattie Infettive — 📋 fonte tradizionale
- Registri di Patologia — 📋 altra fonte
- ICD (Classificazione Internazionale delle Malattie) — 🔗 uniforma le diagnosi registrate
- Indicatori Demografici e Sanitari — ⬇️ indicatori calcolati dai dati