Prevenzione delle Malattie Infettive

Livelli applicati

La prevenzione delle infezioni si declina in tutti i Livelli di Prevenzione, ma con peso diverso:

  • Prevenzione Primaria: trova la massima esplicazione.
  • Prevenzione Secondaria: ha scarsa applicazione, perché poche malattie infettive hanno un lungo periodo di latenza. Esempi:
    • tubercolosi (per cui però non si fa);
    • HPV, ma lo screening è oncologico, non dell’infezione;
    • HBV e HCV.
    Epatite B, epatite C e HIV sono oggetto di uno screening obbligatorio sui donatori di sangue. È uno screening applicato a malattie infettive con tempi di latenza sufficientemente lunghi, che identifica il soggetto nella latenza, ma è più una prevenzione primaria sul ricevente che sul donatore.

  • Prevenzione Terziaria: anch’essa poco applicata, perché poche malattie infettive lasciano complicanze; molte si risolvono con la guarigione nella loro storia naturale.

Prevenzione primaria: due momenti di intervento

La Storia Naturale delle Malattie Infettive inizia con il contagio, e la prevenzione primaria può intervenire in due momenti:

  1. Impedire il contagio, cioè impedire che ospite e microrganismo entrino in contatto:
  2. Evitare l’infezione: se il contagio c’è stato, nel periodo di latenza che precede l’infezione si può ancora intervenire aumentando le resistenze dell’ospite con l’Immunità Acquisita artificiale, passiva o attiva (es. gamma-globuline nel tetano). Anche la vaccinazione non evita il contagio, ma ha lo scopo di evitare l’infezione (non sempre è anche il suo obiettivo primario).

I due momenti non si escludono: si può agire su più livelli, ed è preferibile farlo su entrambi.


(Integrazione da: sbobina 04)

Le misure concrete con cui si interviene (profilassi diretta generica e specifica, profilassi indiretta) sono descritte in Profilassi delle Malattie Infettive.

🔗 Collegamenti