Ciclo Infettivo di HPV (Produttivo vs Persistente)
Penetrazione e replicazione
Il virus raggiunge le cellule dello strato basale attraverso discontinuazioni o escoriazioni dell’epitelio squamoso: se l’epitelio è integro il virus non riesce a penetrare. Da qui l’importanza del contatto diretto mucosa-mucosa nei rapporti sessuali o cute-cute con una lesione produttiva che sta emettendo particelle virali.
Una volta penetrato, il virus attiva il proprio meccanismo di replicazione: l’obiettivo è replicarsi in 100–200 particelle virali per cellula, lisare la cellula, liberare i virioni e infettare le cellule vicine amplificando l’infezione.

Le proteine precoci E6 ed E7
Per attivare l’infezione il virus usa dapprima le proteine precoci (E), due delle quali sono particolarmente importanti:
- E6 si complessa con la p53, la proteina che attiva l’apoptosi in presenza di danno genotossico;
- E7 si complessa con il retinoblastoma (RB), principale freno inibitorio della transizione G1 → S.
Senza RB la cellula va incontro a replicazione incontrollata; per questo RB è una proteina frequentemente alterata in molte neoplasie — anche se qui si tratta ancora di un normale meccanismo di infezione virale, non di una neoplasia.
➔ Il risultato è un aumento della proliferazione (inattivazione di RB) e una riduzione della differenziazione (blocco di p53). Le cellule alterano ritmo di differenziazione e ciclo, e aumentano in numero e in strati: anche questo è vantaggioso per il virus, che così moltiplica le cellule in cui replicarsi.
Successivamente vengono prodotte le proteine L tardive, che costruiscono il capside: l’infezione si completa con la morte cellulare e la fuoriuscita delle particelle virali, in grado di infettare le cellule vicine attraverso recettori riconosciuti dalle proteine capsidiche.
Infezione transitoria (produttiva)
- Il virus prolifera e si accumula nelle cellule, il numero di cellule aumenta (per questo le lesioni HPV-correlate hanno spessore maggiore dell’epitelio normale di riferimento), le cellule muoiono e le particelle virali escono: l’infezione si completa con produzione di particelle virali.
- Il DNA virale rimane separato dal DNA della cellula ospite, sotto forma di episomi che si replicano indipendentemente dal DNA cromosomico.
- È il quadro della koilocitosi ben evidente, dei condilomi e delle verruche.
Infezione persistente (oncogenetica)
- Il DNA di HPV si integra nel genoma della cellula ospite e l’infezione permane.
- La cellula non viene eliminata al termine del ciclo replicativo: continua a persistere e determina una espansione clonale, fino alla neoplasia.
- Con l’integrazione vengono meno le componenti dell’infezione produttiva, e quindi anche il segno morfologico: il virus “si nasconde” nel nucleo e non è più riconoscibile alla morfologia.
⚠️ L’infezione produttiva può essere determinata da qualunque tipo di HPV; l’infezione persistente solo da specifici sierotipi, quelli capaci di modificare replicazione e differenziazione in modo molto più consistente e di restare nel DNA dell’ospite (HPV ad Alto e Basso Rischio).
🔗 Collegamenti
- HPV (Struttura, Tipizzazione e Trasmissione) — ⬆️ il virus e le sue proteine
- HPV ad Alto e Basso Rischio — ➡️ da cosa dipende l’esito dell’infezione
- Koilocitosi — ⬇️ segno dell’infezione produttiva
- Fattori di Progressione dell’Infezione da HPV — ⬆️ cosa favorisce la persistenza
- Lesioni Squamose Intraepiteliali della Cervice (CIN e SIL) — ➡️ esito morfologico