Fibroadenoma

I tumori fibroepiteliali della mammella sono così denominati perché hanno struttura bifasica:

  • una componente stromale mesenchimale, che è quella veramente neoplastica;
  • una componente epiteliale simil-duttale, soltanto indotta dalla componente stromale.

Oltre al papilloma intraduttale, le lesioni fibroepiteliali comprendono il fibroadenoma e il tumore filloide.

Origine

Il fibroadenoma nasce dal connettivo specializzato del lobulo mammario, che non presenta i recettori estrogenici di tipo α — tipici delle cellule epiteliali — ma quelli di tipo β, largamente rappresentati sia nella femmina sia nel maschio.

Dal connettivo lobulare può nascere una proliferazione mesenchimale che, data la presenza delle unità terminali duttulo-lobulari, “porta con sé” la componente epiteliale, determinando in alcuni casi un’iperplasia priva delle caratteristiche neoplastiche di clonalità: si parla allora di fibroadenoma con iperplasia epiteliale.

Presentazione clinica e radiologica

Si presenta come un nodulo a crescita espansiva, con margini netti e non infiltrativi rispetto al parenchima adiacente: si qualifica quindi come lesione benigna, mammograficamente ben delimitata — anche se alcune lesioni maligne possono avere una circoscrizione simile, come il carcinoma midollare, talvolta confondibile all’imaging con il fibroadenoma.

Essendo una proliferazione benigna, non contrae rapporti di fissità con il parenchima adiacente ed è quindi frequentemente un nodulo mobile, da tenere fermo con due dita durante l’agoaspirato per evitare che sfugga alla puntura.

Può localizzarsi in qualsiasi regione della mammella, più spesso nel quadrante supero-esterno, ed è frequentemente multifocale e bilaterale, anche calcificato.

Epidemiologia

Molto frequente nella popolazione giovane, sotto i 35 anni, raro prima del menarca. È tipicamente piccolo, <3 cm, e a distribuzione sporadica; la popolazione afroamericana ha un rischio maggiore di svilupparlo. Oltre i 5 cm si parla di fibroadenoma gigante (più comune negli afroamericani), che può raggiungere i 10-15 cm e deformare il profilo dell’organo.

Genetica

La componente stromale neoplastica presenta frequentemente la mutazione del gene MED12, che determina un’iperattivazione del signaling estrogenico, possibile base della crescita del tumore. Poiché insorge in donne giovani con alti livelli di estrogeni, i fibroadenomi possono svilupparsi molto rapidamente, anche in poche settimane — il riscontro di un nodulo comparso dall’oggi al domani può quindi spaventare molto.

⚠️ La mutazione di MED12 si riscontra solo nelle cellule stromali, non nelle epiteliali, la cui differenziazione è soltanto indotta.

Istologia

L’aspetto tipico è un nodulo ben demarcato con evidente componente neoplastica stromale, in cui restano visibili lobuli mammari le cui strutture epiteliali sono spinte a proliferare dalle cellule stromali derivate dal connettivo mantellare del lobulo. Inizialmente si ha un’esagerazione — quasi una caricatura — del lobulo, poi la confluenza e la coalescenza dei noduli fino a dimensioni via via maggiori.

La componente più caratterizzante è quella stromale, che all’inizio tende a circondare le singole unità terminali duttulo-lobulari: il fibroadenoma è allora detto peri-canalicolare. Con l’espansione della componente mesenchimale si induce anche quella epiteliale, la cui crescita determina fessure che progressivamente si allungano, vengono stirate e tendono a circoscrivere la proliferazione mesenchimale stessa, finché è questa a trovarsi all’interno del canalicolo: il fibroadenoma diventa intra-canalicolare. È una curiosità istologica che non si cita nemmeno in diagnosi — spiega la modalità di crescita, ma non ha alcuna correlazione clinica.

Diagnosi differenziale con il tumore filloide

Nel fibroadenoma la componente stromale neoplastica non è mai eccessiva: salvo casi rari non si osserva ipercellularità con prevalenza del mesenchima sulla componente epiteliale, che resta abbondantemente rappresentata. È il criterio che permette la distinzione dal tumore filloide, più raro ma pericoloso perché in una quota minoritaria di casi si presenta nella variante maligna, metastatizzante e di difficile controllo. Un altro parametro è l’attività mitotica: nel fibroadenoma le mitosi stromali sono meno di 2 per 10 campi a forte ingrandimento, praticamente assenti, mentre quelle epiteliali sono ininfluenti. L’iperplasia epiteliale è invece piuttosto frequente.

Rischio oncologico

La presenza di fibroadenomi — singoli o multipli, sincroni o metacroni — non costituisce un rischio addizionale di sviluppare un carcinoma della mammella: una donna con fibroadenoma ha lo stesso rischio della popolazione generale, salvo che sia portatrice di altre mutazioni.

L’esistenza del fibroadenoma nell’uomo è dubbia: i pochi casi riscontrati sono probabilmente ginecomastie con ingrossamenti nodulari. Si può ritenere che nel maschio i fibroadenomi non esistano o siano eccezionalmente rari.


(Integrazione da: sbobina 9 extra)

Fibroadenoma giovanile

Variante che si verifica nelle adolescenti. A differenza dei fibroadenomi delle donne più anziane, che possono diminuire di dimensioni nel tempo, questi continuano a crescere: per questo motivo vanno rimossi.

Trattamento

Il fibroadenoma è solitamente rimosso se cresce o provoca sintomi. Può essere escisso chirurgicamente oppure, se inferiore a 3 cm, sottoposto a crioablazione in anestesia locale; recidiva però spesso. Le pazienti con fibroadenomi non asportati devono essere controllate periodicamente. Dopo l’asportazione di diversi fibroadenomi risultati benigni, una paziente può decidere di non farne asportare altri in seguito.

⚠️ La dispensa distingue, quanto al rischio oncologico, il fibroadenoma semplice — che non sembra aumentare il rischio di carcinoma mammario — dal fibroadenoma complesso, che potrebbe aumentarlo lievemente.

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