Neoplasie Mieloproliferative Philadelphia-Negative (PV, TE, MFP)

Policitemia vera (PV), trombocitemia essenziale (TE/ET) e mielofibrosi primitiva (MFP/PMF) sono le MPN Philadelphia-negative per eccellenza (vedi Neoplasie Mieloproliferative (Generalità e Leucemia Mieloide Cronica)).

Mielofibrosi, colorazione per la reticolina. Fonte: Wikimedia Commons (Ed Uthman from Houston, TX, USA, CC BY 2.0).

Base comune: pathway della trombopoietina

  • Sono trattate insieme perché condividono un’iperattivazione costitutiva del pathway della trombopoietina.
  • L’iperattivazione stimola anche la proliferazione dei megacariociti, che secernono fattori trofici e rimodellano lo stroma fino alla fibrosi.
  • Deriva dalla mutazione ricorrente di tre geni driver:
    • JAK2: tipico soprattutto della PV, in cui è praticamente sempre mutato;
    • MPL e calreticulina (CALR): accomunano ET e PMF.

Quadro ematologico

  • Citosi, in particolare piastrinosi, soprattutto in ET e PMF.
  • Nella PV l’alterazione interessa anche i precursori eritroidi: prevale la produzione di emazie, di solito con piastrinosi meno marcata che in ET e PMF.
  • La PMF è caratterizzata da esagerata produzione di megacariociti e piastrine, con modesta proliferazione anche dei granulociti. Ha due fasi: la fase fibrotica propriamente detta, descritta per prima, e la fase pre-fibrotica, nella cui identificazione il patologo ha un ruolo chiave.

Evoluzione

  • ET e PV possono:
    • evolvere progressivamente in mielofibrosi per il rimodellamento stromale dei megacariociti e, a distanza di anni, in fase blastica fino a vera leucemia acuta;
    • in alcuni casi evolvere direttamente in fase blastica, senza passare dalla mielofibrosi.
  • La mielofibrosi idiopatica, anche se diagnosticata nelle fasi iniziali, ha un potenziale di progressione verso fibrosi e leucemia molto superiore alla ET:
    • la ET può durare decenni (anche 30-40 anni) e richiede essenzialmente una terapia antiaggregante;
    • nella PMF ci si può attendere una progressione in fase blastica entro circa dieci anni dalla diagnosi.
  • È proprio l’istologia, con l’identificazione di tratti morfologici peculiari, a essere dirimente.

Biopsia osteomidollare

Nei criteri diagnostici WHO la biopsia midollare è tra i criteri maggiori, soprattutto per ET e PMF:

  • ET: midollo normocellulare per l’età, precursori mieloidi ed eritroblasti normali, assenza di fibrosi, proliferazione di megacariociti giganti aggregati in cluster, iperlobati, con nuclei “a corna di cervo”.
  • PMF: midollo ipercellulare, megacariociti aggregati (alcuni simili a quelli della ET, altri con nuclei molto voluminosi), fibrosi (vedi Valutazione della Fibrosi Midollare).

⚠️ Indicazioni del docente

  • Le diapositive di approfondimento sulle tre MPN Ph-negative restano nella presentazione, ma non bisogna saper fare la diagnosi: basta sapere che l’anatomopatologo ha un ruolo di primaria importanza in questo gruppo di disordini.

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