Tumori Intraduttali come Fattori di Rischio o Precursori Non Obbligati

I tumori intraduttali vanno interpretati come fattori di rischio — associati a un’aumentata probabilità di sviluppare un carcinoma invasivo, soprattutto duttale ma anche lobulare — oppure come precursori non obbligati di carcinoma invasivo, soprattutto ipsilaterale. Il rischio controlaterale, intorno al 20%, è molto minore rispetto a quello delle neoplasie lobulari.

In alcuni casi le stesse alterazioni molecolari presenti nella lesione in situ si ritrovano nella lesione invasiva contemporaneamente presente: si può quindi ipotizzare una relazione causale tra carcinoma intraduttale e carcinoma invasivo, quasi sempre duttale e raramente lobulare. Altre volte però ciò non si verifica, e la probabilità che un carcinoma intraduttale evolva a infiltrante non è del 100% come si riteneva un tempo: avviene in meno del 30% dei casi.

➔ La maggior parte delle neoplasie intraduttali e lobulari in situ non è evolutiva, ma può variamente associarsi a carcinomi invasivi.

➔ Avere un carcinoma intraduttale aumenta il rischio di carcinoma invasivo, ma non è detto che quest’ultimo derivi da esso — anche perché, una volta diagnosticato, il carcinoma intraduttale viene asportato e la sua evolutività biologica viene interrotta.

Carcinoma duttale in situ con necrosi di tipo comedonico estesa al 30% del diametro del dotto. Fonte: Wikimedia Commons (Mikael Häggström , M.D. Author info - Reusing images - Confl, CC0).

Conseguenze chirurgiche

La convinzione che tutti i carcinomi intraduttali evolvessero a invasivi portava a eseguire sempre interventi demolitivi. Oggi le mastectomie sono molto più limitate, pur restando la tendenza a interventi conservativi che asportano comunque tutta la ghiandola: la mastectomia sottocutanea, che preserva il capezzolo e si accompagna a chirurgia plastica con inserimento dell’espansore della protesi. Il vantaggio è sottoporre la donna a un unico intervento, limitando lo stress associato.

Dal punto di vista biologico, soprattutto nei tumori diagnosticati con lo screening, questa può configurare una procedura di sovratrattamento: non è detto che tutto il carcinoma intraduttale rimosso sarebbe diventato invasivo. Non disponendo però di mezzi per stabilire il rischio individuale, la prassi di tutte le linee guida è demolire tutte le lesioni sospette.

Ci si fa guidare dalla mammografia: in presenza di focolai multipli di calcificazioni e di accertamenti preoperatori che dimostrano lesioni intraduttali si procede con mastectomia sottocutanea con preservazione del capezzolo. In sede intraoperatoria si controlla il parenchima retroareolare, immediatamente dietro il capezzolo: se è indenne, l’intervento conservativo è possibile; se vi si rileva carcinoma in situ o invasivo, il capezzolo va sacrificato per evitare recidive, mantenendo comunque cute e integrità estetica della mammella.

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