Crisi Focali

Definizione

Crisi che iniziano da una regione del cervello chiaramente distinguibile (focolaio epilettogeno) e si propagano da un’area corticale all’altra (vedi Classificazione delle Crisi Epilettiche). Ne sono descritte più di 3–4 dozzine di tipi, perché ogni area cerebrale può originare una crisi diversa: le manifestazioni sono quindi molto polimorfe e ciascuna ha valenza localizzatoria.

Propagazione della scarica: esempio didattico

Esempio (didattico, nella realtà la sequenza non è esattamente questa) di un focolaio nella corteccia occipitale sinistra:

  1. Corteccia occipitale sinistra → disfunzione visiva positiva (vede qualcosa che non c’è): luci o scotomi colorati nell’emicampo destro (la corteccia occipitale sinistra riceve dall’emiretina nasale sinistra e dall’emiretina temporale destra).
  2. Propagazione anteriore al lobo parietale (corteccia sensitiva, post-centrale) → parestesie all’emisoma controlaterale.
  3. Propagazione alla corteccia motoria → clonie (non spasmi) dell’emisoma controlaterale.
  4. Propagazione all’area di Broca → disfasia o alterazioni del linguaggio.

Le regioni si “accendono in sequenza come le lucine dell’albero di Natale” e il sintomo dipende dall’area che sta scaricando; la crisi si spegne quando raggiunge aree in cui i meccanismi inibitori la reprimono. Si distinguono quindi una zona epilettogena di partenza, le aree attraversate dalla scarica e la cessazione della crisi.

Categorie

1. Crisi focali con segni motori

  • Aree motorie primarie: crisi motorie con clonie di un emisoma. Possono comparire di colpo interessando capo, arto superiore o arto inferiore, oppure progredire nell’emisoma in senso cranio-caudale o caudo-craniale, percorrendo l’homunculus di Penfield: crisi motorie focali con marcia (marcia jacksoniana, da Jackson che le descrisse per primo).
  • Aree supplementari motorie o premotorie: crisi versive, con deviazione improvvisa di capo e occhi verso un lato ed elevazione, abduzione ed extrarotazione della spalla dall’altro lato.
  • Aree del linguaggio: crisi disfasiche o afasiche.

2. Crisi focali sensitive

Per interessamento della corteccia somatosensitiva, uditiva, visiva, olfattiva o gustativa. Alcune sono facilmente identificabili, altre no.

  • Le crisi visive possono essere confuse con un’emicrania (es. scotomi scintillanti).
  • Se sono coinvolte cortecce primarie danno percezioni semplici; se sono coinvolte cortecce associative di grado più alto danno immagini o rumori complessi.
  • Crisi uditive: le semplici sono acufeni mono- o bilaterali; le complesse possono presentarsi come una musica nella testa che va e viene, incontrollabile, che può durare anche ore (diversa dal motivetto che “entra in testa”).

3. Crisi focali con sintomi psichici

Interessano le aree associative, con manifestazioni anche molto bizzarre:

  • aree dei processi mnesici: sensazione di déjà vu (impressione di aver già visto o vissuto situazioni nuove);
  • crisi cognitive: stato sognante con alterazione del senso del tempo o dello spazio;
  • crisi generalmente parietali: distorsione delle percezioni visive (oggetti o persone visti molto piccoli o molto grandi);
  • aree della sfera emotiva/affettiva: senso di rabbia o paura incoercibile.

Esempio letterario: Dostoevskij

Il protagonista de L’Idiota è un principe russo epilettico; Dostoevskij, anch’egli epilettico, gli fa descrivere la propria crisi. È un esempio di quella che i vecchi neurologi chiamavano crisi focale complessa, originata da un’area associativa del lobo temporale sinistro.

Conseguenze delle crisi non trattate: demenza epilettica

Una crisi di questo tipo può non sembrare negativa, ma le crisi originate da aree associative, se non trattate, determinano un rinforzo di interconnessioni neuronali anomale. Quelle che originano vicino al lobo temporale mesiale, quindi ai circuiti della memoria, possono danneggiare questi circuiti con impoverimento dei processi mnesici a lungo termine fino a una vera demenza epilettica. La scarica che percorre sempre lo stesso percorso potenzia circuiti anomali a sfavore di quelli fisiologici, causando un danno cerebrale permanente. Nel caso di Dostoevskij (fine 1800) ciò portò a impoverimento cognitivo e disturbi psico-comportamentali.

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