Stato di Male Epilettico

Definizione

Normalmente una crisi dura da pochi secondi a qualche minuto e si risolve spontaneamente perché i meccanismi inibitori del SNC bloccano la scarica. Quando ciò non accade, la scarica si propaga senza essere fermata: si parla di stato di male epilettico, definito come una crisi epilettica che dura più di 30 minuti. È un’emergenza medica.

I 30 minuti sono un limite convenzionale ma con un significato: entro questo intervallo la crisi può ancora autoestinguersi, oltre non più.

Forme

Può verificarsi per tutti i tipi di crisi:

  • stato di male focale o generalizzato;
  • stato di male non convulsivo o convulsivo.

Il più grave è lo stato di male tonico-clonico generalizzato (vedi Crisi Tonico-Clonica Generalizzata).

Patogenesi del danno

  1. Il glutammato rilasciato in modo abnorme nello spazio sinaptico causa l’apertura dei canali del calcio del neurone post-sinaptico.
  2. Il calcio si accumula nel citoplasma e attiva le caspasi.
  3. Il neurone va in apoptosi.

Avviene nel giro di minuti: se la crisi non viene interrotta rapidamente si passa da un danno funzionale a un danno organico irreversibile.

Prognosi

Abbastanza negativa: il 10–15% dei pazienti trattati adeguatamente muore e il 20% dei sopravvissuti può avere danni cerebrali permanenti.

Terapia

  1. Prima linea: benzodiazepine endovena (diazepam, “medazepam”, lorazepam), in bolo lento (un bolo rapido rischia l’arresto respiratorio).
  2. Se le benzodiazepine non funzionano e lo stato di male è conclamato: antiepilettici tradizionali per via endovenosa (acido valproico, fenitoina, levetiracetam) (vedi Farmaci Antiepilettici).
  3. Stato di male refrattario (più di 1–2 ore): intubazione e induzione di coma farmacologico, che può durare anche settimane, con finestre periodiche e valutazione EEG per verificare se lo stato di male si è risolto.

⚠️ Da verificare: “medazepam” come riportato nella sbobina; probabilmente si intende midazolam.

Arrivati al coma farmacologico la prognosi è infausta, con alta probabilità di deficit neurologici residui.

Respiro durante la crisi

I centri del respiro sono preservati, ma il paziente può andare incontro ad acidosi per l’iperattività muscolare, che può causare una graduale riduzione della frequenza respiratoria.

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