Epilessia

Il termine deriva da un verbo greco che significa letteralmente “prendere dall’alto”, cioè “cogliere di sorpresa”: la crisi epilettica è un evento spesso drammatico che sorprende sia il paziente sia chi assiste.

Definizioni: epilessia, crisi epilettica, sindrome epilettica

Tre termini simili ma non equivalenti:

  • Epilessia: malattia del cervello caratterizzata da una predisposizione duratura nel tempo a sviluppare crisi epilettiche. Comprende anche tutte le conseguenze neurobiologiche, cognitive, psicologiche e sociali del disturbo.
  • Crisi epilettica: evento limitato nel tempo (generalmente da qualche decina di secondi a qualche minuto), dovuto a una scarica elettrica che attraversa in parte o in toto il cervello. La sintomatologia è variabile/polimorfa da paziente a paziente, ma altamente stereotipata nello stesso paziente.
  • Sindrome epilettica: condizione clinica caratterizzata da un insieme di fattori ricorrenti: età d’esordio, tipo di crisi, parte del SNC colpita, cause, risposta alla terapia, prognosi (vedi Diagnosi di Sindrome Epilettica).

Parallelo con la polmonite: l’epilessia è come la polmonite; la crisi epilettica è un sintomo caratteristico (come la febbre); la sindrome epilettica è il tipo di polmonite (una polmonite da S. pneumoniae ha caratteristiche cliniche diverse da una polmonite COVID-19). Come non esiste un’unica polmonite, non esiste un’unica epilessia: si parla di epilessie, perché esistono sindromi epilettiche molto diverse tra loro.

L’epilessia può essere una condizione primaria (disfunzione primitiva del cervello) oppure secondaria ad altre patologie (vedi Classificazione delle Epilessie ed Epilessie Sintomatiche).

Epidemiologia

  • Prevalenza dell’epilessia: circa 1% della popolazione italiana.
  • Prevalenza delle crisi epilettiche isolate: circa 9–10%.

Avere una crisi epilettica non basta quindi per essere definiti affetti da epilessia (vedi Criteri Diagnostici di Epilessia (ILAE)).

Condizioni che favoriscono una crisi in una persona altrimenti sana

  • La febbre da sola di solito non è sufficiente, ma in corso di febbre possono associarsi alterazioni elettrolitiche.
  • Farmaci che abbassano la soglia epilettogena: diversi antibiotici (es. fluorochinoloni), assunti per l’infezione che causa la febbre; diversi antidepressivi; antipsicotici, soprattutto se associati a consumo di alcolici.

Picchi di incidenza

L’incidenza dell’epilessia ha due picchi:

  1. Primi anni di vita: forme genetiche o legate a patologie acquisite nella vita perinatale.
  2. Dopo i 65 anni: generalmente forme secondarie a lesioni strutturali del SNC acquisite nel corso della vita, soprattutto traumi, tumori cerebrali e patologie vascolari (ictus ischemico, emorragie cerebrali).

Dimensione clinica e sociale

L’epilessia porta con sé un pregiudizio e uno stigma ancora attuali (vedi Storia e Stigma dell’Epilessia), che ne fanno una malattia con una dimensione non solo clinica ma anche sociale.

Approccio multidisciplinare

Al di là della crisi, che è un evento accessuale, l’epilessia è una malattia cronica che spesso dura per tutta la vita e ne attraversa tutte le fasi:

  • Paziente pediatrico: garantire l’inserimento nel mondo della scuola.
  • Giovane adulto: valutazioni sull’inserimento nel mondo del lavoro.
  • Donna: problematiche legate al desiderio di gravidanza o alla terapia anticoncezionale.
  • Anziano: comorbidità e possibili interazioni farmacologiche.

Non se ne occupa quindi solo il neurologo ma diverse specialità; inoltre non è una malattia rara.

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