Ictus

Definizione

L’ictus (stroke) è la comparsa improvvisa di segni e sintomi deficitari, focali o globali, che perdurano oltre le 24 ore, possono avere esito infausto e sono attribuibili a un problema del flusso ematico cerebrale.

Il TIA (attacco ischemico transitorio) ha la stessa eziologia ma si risolve entro 24 ore; nella pratica clinica, nella maggior parte dei casi, la durata è molto più breve.

Entrambi sono eventi a insorgenza improvvisa: il TIA si risolve, l’ictus può avere esiti diversi.

Epidemiologia

  • In Italia si verificano 200.000 ictus all’anno; circa 1/5 sono recidive, cioè ictus in persone che hanno già avuto un evento (TIA o ictus).

  • Secondo il Global Burden of Disease Study, considerando le malattie neurologiche in termini di anni vissuti con disabilità, l’ictus è assente nelle età giovani, emerge progressivamente e diventa di gran lunga la causa predominante nel decennio 60-70 anni.

  • L’ictus si può valutare in termini di disabilità residua o di decessi causati:
    • rappresenta circa la metà dei giorni vissuti con disabilità per cause neurologiche (l’emicrania ne rappresenta il 13%; contribuiscono anche le malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer);
    • in termini di mortalità la quota è ancora maggiore: l’ictus è responsabile di gran parte della mortalità per malattie neurologiche nel mondo. Il dato andrebbe bilanciato con l’aspettativa di vita e con le differenze tra mondo occidentale e resto del globo.

Eziologia e fattori di rischio

L’ictus è una malattia acquisita. Fattori di rischio:

  • età;
  • ipertensione arteriosa;
  • diabete;
  • obesità;
  • dislipidemia;
  • valori elevati di omocisteina plasmatica;
  • altri.

L’ictus è la conseguenza mediata da una serie di fattori, ciascuno dei quali rimanda a sua volta a un’eziologia in parte genetica.

Categorie

Ictus ischemico

L’ictus ischemico è la perdita di funzione improvvisa di una porzione di parenchima cerebrale, quella irrorata dal vaso che si occlude:

  • per una trombosi che si forma sulla sua parete;
  • per un embolo proveniente da un’altra parte del corpo, in genere dall’atrio sinistro, che raggiunge il circolo cerebrale e occlude il vaso.

Negli ultimi decenni l’approccio diagnostico-terapeutico è cambiato. È un fenomeno dinamico, in cui i parametri cambiano di minuto in minuto: vedi Core Infartuale e Penombra Ischemica. La base anatomica è la Circolazione Cerebrale, la base fisiologica il Flusso Ematico Cerebrale e Autoregolazione.

Approcci terapeutici

L’ictus è un’emergenza neurologica: una condizione che comporta un rischio immediato per la vita, la salute o il benessere del paziente e richiede interventi altrettanto immediati. Più tempo passa tra l’evento e il trattamento, maggiore è la quantità di tessuto nervoso persa.

La terapia si distingue in:

La diagnosi è descritta in Diagnosi dell’Ictus.


(Integrazione da: sbobina 10)

Schema attuale della terapia in acuto

Ci sono diverse scuole di pensiero. Secondo il docente, se lo standard si orienta verso l’imaging avanzato esteso, questa strumentazione deve essere sempre disponibile. In pratica: paziente entro 2 h dall’esordio, imaging che esclude l’emorragia → trombolisi sistemica come di consueto. Se c’è un’occlusione di grosso vaso, il paziente può ricevere la trombolisi e poi andare in sala angiografica per la trombectomia (bridging), oppure andare direttamente in sala.

L’uso esteso dell’imaging è una strategia di rescue per pazienti altrimenti esclusi. La quota che ne beneficia è relativamente piccola, ma su circa 200.000 ictus ischemici all’anno in Italia anche un modesto aumento delle indicazioni salva un numero assoluto significativo di vite e funzioni neurologiche. I risultati non sono mai assoluti: dipendono dalle circostanze individuali, e le complicanze restano possibili anche con indicazione corretta.

La prevenzione delle recidive è trattata in Prevenzione Secondaria dell’Ictus.

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