Trattamento dell’Ipertensione Endocranica
Il trattamento vero dell’Ipertensione Endocranica è la risoluzione della causa. I trattamenti qui sotto servono in urgenza per guadagnare tempo.
Trattamenti medici
- Diuretici osmotici (mannitolo, utilizzatissimo) e diuretici dell’ansa (meno usati).
- Trattamenti rianimatori: intubazione, monitoraggio costante di ICP e respiro. Si usano mannitolo, modica iperventilazione (la riduzione della pCO2 dà vasocostrizione e riduce il volume ematico cerebrale), ipotermia, coma barbiturico.
Schema degli elementi di una craniectomia decompressiva. Fonte: Wikimedia Commons (adattato da Cancer Research UK, CC BY-SA 4.0).
Trattamenti chirurgici
Craniectomia decompressiva
Decompressione della scatola cranica rimuovendo porzioni ossee. Si esegue quando il quadro evolve in modo irreversibile o refrattario: si “dà spazio” al cervello, che può espandersi senza ulteriori danni da compressione. È una misura estrema, ma in alcuni casi è l’unico intervento salvavita. La TC post-operatoria mostra l’espansione cerebrale e la riduzione della pressione.
Catetere di derivazione ventricolare
Con un accesso poco invasivo si posiziona un piccolo catetere che drena il liquor dei ventricoli in un sacchetto esterno: sostituisce i meccanismi di compenso. Tre vantaggi:
- abbassa rapidamente la pressione, anche se non si può rimuovere tutto il liquor; è abbastanza semplice e a basso rischio;
- permette di misurare la pressione, collegando al catetere uno strumento di misura;
- può drenare all’esterno anche sangue.
Con il catetere di derivazione si può monitorare la situazione nel paziente con GCS < 8 (vedi Glasgow Coma Scale (GCS)).
Complicanze della chirurgia
Ogni intervento neurochirurgico viola l’integrità della scatola cranica ed espone i tessuti cerebrali all’ambiente esterno.
Embolia gassosa
L’aria intracranica non si riassorbe facilmente. Durante l’intervento l’aria può entrare nei seni venosi o nelle cavità craniche, soprattutto in posizione seduta, che riduce la pressione venosa intracranica e favorisce l’ingresso d’aria. L’intervento in posizione seduta va sempre discusso con l’anestesista.
Sindrome del lembo osseo mancante (syndrome of the trephined)
Dopo una craniectomia decompressiva senza riposizionamento immediato del lembo osseo, il cervello resta senza protezione cranica e può subire alterazioni di pressione e circolazione locale. Il paziente può presentare deficit neurologici e peggioramento clinico, che migliorano dopo il riposizionamento del lembo (cranioplastica).
🔗 Collegamenti
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