Ernie Cerebrali

Definizione

Protrusione di una parte del cervello in regioni dove fisiologicamente non si troverebbe. Sono il meccanismo con cui l’Ipertensione Endocranica in fase di scompenso porta a morte (vedi Fasi Cliniche dell’Ipertensione Endocranica).

Ernie più frequenti

  1. Subfalciale.
  2. Uncale: erniazione interna della parte più profonda del lobo temporale (uncus).
  3. Centrale.
  4. Transforaminale: erniazione del cervelletto e delle tonsille cerebellari (fossa posteriore) attraverso il forame magno; schiaccia la parte più declive del tronco e il midollo spinale.

In base alla posizione rispetto al tentorio (derivato dalla dura madre) si classificano in sovratentoriali, transtentoriali e sottotentoriali.

Ernia uncale

È la più studiata e quella da riconoscere tempestivamente. Sintomo classico: l’anisocoria (midriasi di una pupilla rispetto all’altra), da deficit del Nervo Oculomotore (III NC); esprime lo schiacciamento del tronco encefalico, sede dei centri vitali e dei nuclei dei nervi cranici.

Circolo vizioso

Meno si interviene sulla pressione da schiacciamento delle strutture fondamentali, più aumenta la probabilità di ischemia e infarto, che a loro volta mantengono alta la pressione per rigonfiamento cerebrale e perdita dell’autoregolazione del flusso.

Approfondimento sui tipi di ernia

(Nella sbobina questa parte è segnalata come non trattata a lezione quest’anno.)

L’evoluzione così rapida della sintomatologia è dovuta alle ernie cerebrali interne associate a disturbi di circolazione e perfusione.

Classificazione delle ernie interne:

  1. Sovratentoriali: subfalciale, uncale, centrale.
  2. Transtentoriali: centrale, cerebellare.
  3. Sottotentoriali: transforaminale.

Ernia sovratentoriale dell’uncus

Tipica ernia interna.

  • Colpisce il nervo oculomotore: ptosi e alterazione del diametro pupillare (anisocoria). È una condizione di pre-midriasi (pre-morte): l’ernia sta comprimendo l’oculomotore e avanza verso il tronco. L’anisocoria è dallo stesso lato dell’aumento di ICP.
  • Può coinvolgere il tronco: alterazioni della coscienza, deficit motori controlaterali (vie piramidali), alterazioni del respiro.
  • Lato della lesione: pupilla più grande = lato della lesione; deficit motorio = lato controlaterale.
  • La compressione degli assi vascolari provoca aree di sofferenza ischemica nel territorio irrorato.

Ernia sovratentoriale subfalciale

Aumento di volume di un emisfero con il giro del cingolo che si insinua sotto la falce. Sono compressi i rami collaterali dell’arteria comunicante anteriore, con lesioni ischemiche prevalentemente anteriori.

Ernia transtentoriale centrale

Associata a lesioni emisferiche bilaterali o frontali anteriori. Il sistema diencefalo-gangli della base è spostato verso il basso, con inginocchiamento della giunzione diencefalo-mesencefalica e riduzione immediata della vigilanza.

Ernia transtentoriale cerebellare

Aumento di volume della fossa cranica posteriore, il cui contenuto risale verso l’alto (la sbobina riporta “attraverso il forame di Pacchioni”). Compressione della parte alta del mesencefalo e della parte posteriore del talamo, con compressione delle arterie cerebellari superiori contro il tentorio.

Ernia sottotentoriale transforaminale

Ernia delle tonsille cerebellari, che scendono attraverso il forame comprimendo bulbo e midollo; possono arrivare sotto l’epistrofeo. Frequente nei bambini, dove può rendersi necessaria la rimozione chirurgica delle tonsille: nei bambini piccoli i tumori più frequenti sono quelli del sistema nervoso (lesioni della fossa posteriore) e quelli ematologici.

Sono compresse le arterie cerebellari, che irrorano anche il tronco: gravi danni motori e possibile perdita della vigilanza. L’evoluzione può essere molto rapida: sofferenza → bradicardia, coma, alterazioni del respiro, alterazioni motorie (decerebrazione) e midriasi fissa (paralisi bulbare).

Flusso cerebrale e autoregolazione

Con la formazione di un’ernia si modifica sempre il flusso cerebrale, che risponde in modo diverso rispetto al resto dell’organismo. Uno dei primi meccanismi per ripristinarlo è l’orizzontalizzazione del corpo con lo svenimento.

Flusso cerebrale e ICP sono legati dall’autoregolazione: a variazioni di ICP corrispondono variazioni delle resistenze vascolari che mantengono il flusso costante (riflesso di Cushing). Entro certi limiti il flusso resta costante; oltre, vene e seni venosi collassano, le resistenze aumentano e il flusso cerebrale diminuisce. La persona può essere definita clinicamente morta per assenza di flusso cerebrale e ischemia protratta.

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