Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO)

Indicazioni

Si arriva a richiedere il TSO quando coesistono queste condizioni:

  • il paziente è molto grave;
  • non assume il trattamento farmacologico;
  • sono state tentate tutte le possibili strategie;
  • la famiglia non è in grado di prendersi cura del paziente.

Franco Basaglia (1979), promotore della legge 180/1978 che ha riformato l’assistenza psichiatrica e il TSO. Fonte: Wikimedia Commons (Harald Bischoff, CC BY-SA 3.0).

Il contesto tipico è il paziente con disturbo psichiatrico grave, che non ha coscienza di malattia e rifiuta la terapia (vedi Disturbi Psichiatrici Maggiori e Minori).

È un trattamento di assoluta emergenza, per un paziente con sintomatologia gravissima e comportamento rischioso per sé o per gli altri, in cui la malattia mentale include l’incapacità di riconoscersi malati. Prima di arrivarci si deve essere certi che siano presenti i requisiti:

  • scompenso o sintomatologia acutissima molto grave, che può essere produttiva (paziente molto aggressivo, delirante, allucinato) o negativa (paziente allettato, arresto psicomotorio, non mangia e non beve);
  • rifiuto del paziente di qualsiasi cura: non assume volontariamente la terapia prescritta e non si reca ai centri riabilitativi indicati;
  • tentativo, senza successo, di tutti i servizi psichiatrici disponibili;
  • contesto di vita non più in grado di gestire una situazione così acuta.

Oltre al TSO esiste l’accertamento sanitario obbligatorio (ASO).

(Sezione espansa con: sbobina 15)


(Integrazione da: sbobina 15)


(Integrazione da: sbobina 21)

Nei disturbi alimentari il TSO si rende talvolta necessario nell’anoressia gravissima (BMI 9–11, rischio suicidario o condizioni mediche troppo rischiose), praticamente mai nella bulimia. I criteri si riassumono in necessità di cure urgenti per motivazioni psicopatologiche, rifiuto delle cure e cure eseguibili solo in ospedale. È dibattuto perché, in una patologia del controllo, comporta la perdita totale del controllo stesso (vedi Approccio al Paziente con DCA).

Procedura

  1. Di solito i familiari o i vicini chiamano il 113.
  2. Teoricamente è il medico di famiglia a fare la prima visita e la richiesta di TSO.
  3. Vengono allertati lo psichiatra del servizio territoriale, una o due ambulanze e talvolta i pompieri (es. se il paziente vive a un piano alto e si teme che scappi dalla finestra).
  4. Un agente di polizia, detto il falco, porta la richiesta al paziente ed è il primo a parlargli: sono agenti specializzati in questo compito.
  5. Il paziente viene portato in PS e visitato dagli psichiatri; due medici, uno psichiatra e uno del PS, firmano il documento che sancisce la necessità del TSO.
  6. In reparto bisogna poi fare attenzione a finestre ed eventuali oggetti lesivi (vedi Ricovero e Dimissione in Psichiatria).

Durante l’intervento gli operatori sanitari devono restare dietro le forze dell’ordine, non davanti.

Vissuto e tutele

L’intervento è molto violento: si entra in casa del paziente, che non lo vivrà bene. Se sono stati i genitori a chiamare il 113, il paziente non li perdonerà e non si riuscirà a costruire un’alleanza con alcuna istituzione. È un’esperienza spiacevole anche per lo psichiatra.

Rispetto a decenni fa molto è cambiato: un tempo si perdevano anche i diritti civili, oggi vengono mantenuti e il paziente può anche denunciare. In genere i magistrati appoggiano la decisione degli psichiatri.

La durata è di 7 giorni, ma il TSO può essere interrotto prima o prolungato di qualche giorno.

Significato

Il TSO è un’esperienza traumatica per il paziente, ma è necessaria perché altrimenti non si curerebbe.


(Integrazione da: sbobina 10)

Durata e revoca

Il TSO dura in genere sette giorni, ma può essere revocato anche dopo due: il percorso previsto resta comunque quello. La revoca si valuta insieme alle condizioni del paziente, perché in alcune situazioni è meglio che non esca — fase acuta ancora in corso, allucinazioni ancora presenti, necessità di sorveglianza (vedi Ricovero e Dimissione in Psichiatria).

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