Ricovero e Dimissione in Psichiatria

Il reparto

Il reparto di psichiatria è un reparto chiuso, con sbarre alle finestre. Si esce solo con il permesso dei curanti, quando decidono che è possibile, e accompagnati dagli infermieri o dai familiari. I pazienti depressi in fase acuta non escono.


(Integrazione da: sbobina 18)

Criteri di ricovero

Si ricovera quando il soggetto vive un disagio clinicamente grave che non solo compromette il funzionamento, ma che realisticamente non è curabile in altro modo se non con il ricovero. Esempi di acuzie: delirio, allucinazioni, sintomatologia negativa (non mangiare, non lavarsi, non vivere), il dolore enorme della depressione che può portare alla progettazione suicidaria o all’intento autolesivo.

Ciò che fa davvero la differenza:

  • la sofferenza del soggetto, perché è la sofferenza che può portarlo a farsi del male o a fare del male;
  • l’anosognosia: il paziente non è consapevole della propria malattia e può fare qualsiasi cosa (deliri, allucinazioni, comportamenti disfunzionali per sé e per chi gli sta attorno).

Paure croniche (perdere il lavoro, perdere il partner, non vivere una vita felice) possono durare a lungo ma non giustificano di per sé il ricovero. I Disturbi d’Ansia, come il Disturbo d’Ansia Generalizzata, si trattano in ambulatorio: il ricovero aggiungerebbe una situazione di stress a una persona con una base ansiosa.

Criteri di dimissione

Un paziente viene dimesso — o può uscire accompagnato dagli infermieri — quando c’è una remissione sintomatologica clinica: non basta un miglioramento riferito, serve una progressione della remissione dei sintomi e del quadro clinico nel tempo. Anche quando il periodo di osservazione è breve (12 giorni), quella progressione va vista e valutata clinicamente: si somministra il test all’entrata e il test alla dimissione e si imposta una terapia farmacologica, ammesso che il quadro non sia resistente.

Non si passa da uno stato di allettamento, con una depressione ancora clinicamente attiva, alla guarigione: una guarigione repentina non è una remissione (vedi Suicidio nel Depresso Maggiore).

Autodimissione

I pazienti possono autodimettersi, tranne quelli in Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). Quando non è il momento e non sono soddisfatti i criteri per il TSO, si ricorre alla persuasione e a tutti gli strumenti relazionali disponibili — i familiari, il partner, una buona relazione con uno specializzando, l’educatore professionale — per trattenere il paziente finché non c’è davvero una remissione sintomatologica. Il rischio, altrimenti, è che rientri in reparto dopo due giorni.

Situazioni in cui il paziente non deve uscire

  • È ancora in fase acuta.
  • Tornerebbe in una famiglia che non lo vuole.
  • Non assume la terapia.
  • Ha ancora allucinazioni e necessita di sorveglianza.
  • Pazienti borderline che assumono sostanze, ancora in fase acuta dopo uno scompenso psicotico: sono a rischio elevato perché, una volta usciti, riprendono le sostanze e ritorna la componente aggressiva.

Terapia durante il ricovero

In fase acuta, durante il ricovero, si somministrano antipsicotici ad alto dosaggio (per esempio risperidone o olanzapina). Alla dimissione i dosaggi vengono ridotti gradualmente. In reparto è utile valutare anche il sonno (dorme troppo o troppo poco?).

La diagnosi resta provvisoria al primo contatto e viene confermata con ulteriori colloqui, esami e valutazioni (vedi Il Colloquio Psichiatrico).

Continuità di cura: dal reparto al territorio

  • Il curante deve prendere contatto con il CPS (Centro Psico-Sociale) di zona prima della dimissione.
  • Il primo appuntamento al CPS va già fissato prima della dimissione e condiviso con la famiglia.
  • Il paziente viene dimesso con una lettera di dimissione che riporta: diagnosi provvisoria, terapia farmacologica assunta e da mantenere, indicazioni per il follow-up.
  • Gli infermieri hanno un ruolo chiave sia in reparto sia sul territorio: garantiscono alleanza terapeutica, osservazione quotidiana e continuità assistenziale.

⚠️ Indicazioni del docente

  • Non si “scarica” il paziente alla dimissione: il territorio e la famiglia vanno coinvolti prima che il paziente esca.

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