Epidemiologia del Carcinoma della Mammella
La patologia mammaria più frequente non è il carcinoma, bensì il tumore benigno, e in particolare la malattia fibrocistica: è talmente frequente nella popolazione adulta tra i 35 e i 45 anni da essere considerata una condizione para-fisiologica.
Il carcinoma della mammella è il principale carcinoma del sesso femminile: rappresenta il 23-27% di tutte le neoplasie maligne nella donna.
Distribuzione geografica ed età
Esistono aree a basso e ad alto rischio: i paesi ricchi e sviluppati, a più elevato tenore socioeconomico, sono ad alto rischio; i paesi più poveri a basso rischio. Non dipende solo dalla diversa sopravvivenza, perché il carcinoma della mammella ha una distribuzione bimodale, con un picco intorno ai 30-40 anni e un secondo picco, più elevato del primo, dopo i 55-60 anni.
Negli ultimi 30 anni, nei paesi sviluppati, si è assistito a un aumento del carcinoma della mammella nelle donne giovani, per di più rappresentato da carcinomi biologicamente più aggressivi.
Nelle aree ad alto rischio, cioè quelle con stile di vita occidentale, prima dei 70 anni il 6% della popolazione sviluppa un carcinoma della mammella. Nei paesi in via di sviluppo il rischio è significativamente più basso (2/3 in meno), in parte in funzione dell’età; va però considerato che l’età media sta aumentando anche in questi paesi, grazie al miglioramento planetario delle condizioni di vita.
Incidenza e mortalità
Il tasso di incidenza è aumentato negli ultimi 30 anni: nei paesi sviluppati si attesta intorno ai 70-95 casi/100.000 abitanti/anno. Ultimamente si sta riducendo in Europa e negli Stati Uniti, in parte per l’abbandono della terapia ormonale sostitutiva (HRT) a base di estrogeni, molto usata negli anni ‘70-‘80 e dimostratasi un forte fattore di rischio.
Il tasso di mortalità è leggermente diminuito negli ultimi 30 anni, passando da 25 a 15 casi/100.000 abitanti/anno (dato della slide; a lezione il docente riporta un calo da 40-50 a 5-15). Il calo è dovuto alla diagnosi precoce e al miglioramento della terapia, ma si è accompagnato a una sovradiagnosi di tumori indolenti (length time bias).
➔ L’aumento della sopravvivenza media è un indicatore fallace della qualità di uno screening: bisogna fare riferimento solo ed esclusivamente alla riduzione del tasso di mortalità. Permane infatti l’incapacità di gestire la malattia aggressiva con una terapia che porti alla guarigione e non alla sola cronicizzazione.
Negli ultimi anni i carcinomi aggressivi della mammella stanno aumentando, e la presentazione della malattia in forma metastatica resta una barriera insormontabile. Rispetto a 20-25 anni fa la sopravvivenza è drasticamente migliorata: oggi donne con malattia metastatica non linfonodale ma viscerale arrivano a 12-15-18 anni di sopravvivenza. È una grande vittoria, ma se — soprattutto nei paesi sviluppati — ci si ammala a 35-45 anni, anche aggiungendo 15-20 anni l’aspettativa di vita resta insoddisfacente.
Rilevanza sociale e clinica (dati italiani)
Dati del 2018 riferiti all’Italia: 52.800 nuovi casi/anno, con un’incidenza del 29% fra le patologie neoplastiche della donna. È quindi una malattia socialmente rilevante.
In Italia, nel sesso femminile, il cancro della mammella è la principale causa di morte tumorale; nella popolazione generale lo è invece il cancro del polmone, che è anche la prima causa di morte nel sesso maschile.

La sopravvivenza netta a 5 anni è dell’87% per la mammella, contro il 16% del polmone (malattia aggressiva). Il dato non va però disgiunto da quanto detto sopra: è fuorviante e crea una falsa rassicurazione. Il carcinoma della mammella non è un carcinoma di poco conto e facilmente risolvibile, come vuole una narrazione eccessivamente ottimistica presentata spesso dai media e talvolta anche in certi congressi medici.

La prevalenza — il numero di nuovi casi insieme al numero di pazienti sopravviventi in un determinato periodo — è alta. La sopravvivenza per carcinoma della mammella è certamente più elevata, ma questo riflette moltissimo i carcinomi identificati nel corso dello screening, che sono in buona percentuale i tumori biologicamente meno aggressivi. Anche questi dati danno una falsa rassicurazione.

L’incidenza dei carcinomi della mammella in Italia sta aumentando, mentre la mortalità non si sta riducendo in maniera significativa: da circa 40 casi/100.000 abitanti all’inizio del 2000 a circa 25 casi nel 2018.
La mortalità si è ridotta apparentemente soprattutto nei soggetti anziani (donne di 50-69 anni), perché in questa fascia d’età prevalgono i tumori fortemente positivi per i recettori estro-progestinici, cioè della linea differenziativa luminale: biologicamente meno aggressivi e più facilmente curabili con la chirurgia.

🔗 Collegamenti
- Fattori di Rischio del Carcinoma della Mammella — ⬆️ determinanti dell’incidenza
- Bias dello Screening Oncologico (Lead Time e Length Time) — 🔗 perché sopravvivenza e numero di diagnosi non misurano l’efficacia dello screening
- Cellule Luminali e Basali della Mammella — 🔗 differenziazione luminale e minore aggressività
- Test di Screening — 🔗 requisiti di un test di screening