Ereditarietà del Carcinoma della Mammella

Il 15-20% dei tumori della mammella fa parte di sindromi ereditarie, dovute a mutazioni germinali di vari geni, trasmesse come caratteri autosomici dominanti con penetranza differente.

➔ L’alterazione del gene a volte è sufficiente per lo sviluppo della neoplasia, altre volte deve associarsi ad altri fattori di rischio.

Quando sospettarla

Nelle forme ereditarie l’esordio è più precoce, quindi si tratta di soggetti giovani, e si osserva un eccesso di tumori bilaterali rispetto alle forme sporadiche.

Va sempre considerata una forma ereditaria davanti a una paziente giovane, oppure con parenti di primo grado — genitori o collaterali — affetti da neoplasie, non necessariamente della mammella.

La trasmissione è autosomica: da madre a figlia, ma anche al figlio maschio, nel quale si possono avere carcinomi extramammari oltre a quello della mammella.

Sindromi ereditarie

  • Sindrome BRCA1 — rischio di carcinoma della mammella del 65% entro i 70 anni. Queste donne possono sottoporsi a mastectomia sottocutanea bilaterale preventiva, che riduce ma non azzera il rischio. È frequentemente coinvolto anche l’ovaio: la combinazione ovaio-mammella è la più frequente, e in epoca post-fertile si ricorre spesso a isteroannessiectomia o salpingo-ooforectomia bilaterale. Possono essere coinvolti anche colon, fegato, cervice ed endometrio.
  • Sindrome BRCA2 — rischio di carcinoma della mammella dell’8% nell’uomo, insieme a un aumentato rischio di tumore della prostata, e del 45% nella donna. In una famiglia con madre portatrice, anche i figli che abbiano ereditato la mutazione hanno un rischio tumorale aumentato.
  • Sindrome di Li-Fraumeni, da alterazione di TP53 — rischio del 70%, con carcinomi in età giovanissima (20-25 anni).
  • Sindrome di Cowden, da alterazione di PTEN — rara nell’uomo, rischio del 35% nella donna.
  • Sindrome di Peutz-Jeghers, da alterazione di STK11 — rischio del 40% di carcinoma mammario.

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