Timoma (Definizione e Organotipicità)

Micrografia di timoma di tipo B1. Colorazione EE. Fonte: Wikimedia Commons (Librepath, CC BY-SA 3.0).

Definizione

I timomi (90% dei tumori epiteliali del timo) sono tumori organotipici: ricapitolano l’architettura e, per certi versi, la funzione del timo. Le cellule epiteliali non sono marcatamente atipiche e c’è una presenza variabile di linfociti T immaturi o variamente immaturi, i timociti (le cellule T residenti del timo).

Componente linfocitaria non neoplastica

In passato il timoma era considerato un tumore “misto”, con due componenti neoplastiche, epiteliale e linfocitaria. Si è scoperto che la componente neoplastica è esclusivamente quella epiteliale, mentre quella linfocitaria è definita “reattiva”. Il termine non è del tutto proprio, perché gli stessi costituenti linfocitari immaturi colonizzano anche il timo normale: i timomi mantengono la capacità di richiamare i precursori midollari e di attuare una linea differenziativa, alterata (molti restano timociti immaturi). Per questo la componente T è di accompagnamento, non neoplastica.

Associazione con malattie autoimmuni

Per la sua organotipicità il timoma riprende alcune funzioni immunologiche del timo. I linfociti T sono funzionalmente deviati perché sono alterati i meccanismi di regolazione della maturazione immunologica, e possono innescare autoimmunità: da qui l’associazione tra timomi e malattie autoimmuni, soprattutto la Myasthenia gravis.

Malignità

In passato si parlava di timoma benigno (incapsulato) e maligno. Oggi si sa che anche i timomi incapsulati possono dare, negli anni, recidive o metastasi: tutti i timomi sono considerati maligni e ne viene stratificata l’aggressività biologica (vedi Prognosi dei Tumori Epiteliali del Timo).

Macroscopia e classificazione

Macroscopicamente le lesioni si caratterizzano per il grado di estensione nel timo o verso gli organi adiacenti, da cui il concetto di stadiazione. L’istotipo si definisce con la Classificazione WHO dei Timomi.

🔗 Collegamenti