Dolore Acuto e Dolore Cronico

Operativamente il dolore cronico è un dolore che dura da più di 3 mesi (12 settimane). Questa definizione è però insoddisfacente dal punto di vista fisiopatologico, perché per cronicizzarsi il dolore deve cambiare, non può rimanere invariato. Un dolore acuto può diventare cronico anche dopo due settimane (dipende dal soggetto), oppure non cronicizzarsi mai se si rimuove la causa.

Il dolore cronico è una delle condizioni patologiche del SNC basate su una plasticità mal-adattativa del sistema centrale: il sistema si adatta a una nuova situazione, ma lo fa in modo scorretto.

Dolore cronico = sempre patologico

Il dolore cronico è sempre un dolore patologico, al contrario del dolore acuto, che spesso è fisiologico. La IASP distingue due tipologie fondamentali.

Dolore cronico secondario

Correlato a uno stato patologico che spiega il dolore:

  • Dolore correlato al cancro (“oncologico”): i meccanismi patogenetici sono sostanzialmente gli stessi degli altri tipi, anche se la cellula tumorale può contribuire a innescarli.
  • Dolore post-traumatico e post-chirurgico.
  • Dolore neuropatico.
  • Cefalee secondarie.
  • Dolore viscerale secondario (es. a un empiema della cistifellea non risolto).
  • Dolore muscoloscheletrico.

Sono le forme più frequenti nella pratica clinica.

Dolore cronico primario

Il paziente arriva già cronicizzato, con forte sensibilizzazione centrale: il dolore persiste in assenza di qualsiasi stimolo esterno che possa evocarlo. Forme:

  • Widespread pain (il dolore della fibromialgia), la forma più classica.
  • Sindromi regionali complesse (es. algodistrofia).
  • Dolore orofacciale.
  • Dolore viscerale cronico primario (es. il dolore pelvico primario, frequente nelle donne, difficile da trattare).
  • Dolore muscoloscheletrico cronico primario: buona parte del mal di schiena (low back pain) è un dolore primario senza causa anatomica.

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