Funny Current e Nodo Senoatriale

Le cellule del nodo senoatriale sono cellule automatiche, responsabili dell’automatismo cardiaco, grazie a una corrente particolare detta funny current.

Cellula pacemaker (A) e cardiomiocita di lavoro (B) a confronto. Le prime sono appena ~10⁴ contro ~10⁹, fusiformi anziché squadrate. La differenza decisiva è nel tracciato in basso: il potenziale del cardiomiocita resta piatto a −70 mV finché non arriva uno stimolo, mentre quello della cellula pacemaker risale da solo durante la diastole fino a scaricare — è la depolarizzazione diastolica spontanea. Sotto, le proteine caratteristiche di ciascun tipo: nella pacemaker compaiono Hcn4 e Hcn1, i canali della funny current, che nel cardiomiocita mancano del tutto. (Mandla R, Jung C, Vedantham V — Wikimedia Commons, CC BY 4.0)

Perché “funny”

Gli elettrofisiologi erano abituati a correnti che si attivano in depolarizzazione; questa invece si attiva in iperpolarizzazione: quando la cellula sta recuperando il potenziale transmembranario, la funny current si apre e la ri-depolarizza, innescando il battito successivo. Il canale è l’HCN (Hyperpolarization-activated Cyclic Nucleotide-gated channel).

Regolazione da cAMP

I canali HCN legano direttamente il cAMP: quando il cAMP è legato, cambia la sensibilità del canale, che si apre a valori di iperpolarizzazione minori (basta scendere di ~30 mV perché si riapra). Ne deriva un effetto cronotropo positivo: il cAMP accelera l’attivazione della funny current. Il nodo SA è innervato sia dall’orto- sia dal parasimpatico:

  • l’ortosimpatico stimola i β1 → ↑ cAMP → accelera;
  • il parasimpatico stimola gli M2 → ↓ cAMP → rallenta.

La frequenza cardiaca dipende dall’equilibrio dei due e quindi dal livello di cAMP nel nodo.

Rilevanza farmacologica: ivabradina

L’ivabradina agisce sulla funny current comportandosi in modo opposto al cAMP: la rallenta, riducendo la frequenza. È classificata tra gli antiaritmici di classe 5. Si usa nell’angina e nello scompenso cardiaco: allungando la diastole, le coronarie restano più aperte e il cuore si ossigena meglio — migliorando il lavoro nello scompenso e la vascolarizzazione nell’angina.

Il confronto che vale la pena tenere a mente è con i beta-bloccanti: anche loro rallentano il nodo, ma lo fanno a monte (tagliando il cAMP) e insieme deprimono contrattilità, conduzione e vasi. L’ivabradina agisce a valle, direttamente sul canale HCN: riduce la sola frequenza, senza effetto inotropo negativo — ed è questo il motivo per cui esiste come farmaco a sé.

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