Tubocurarina (curaro)

Scheda-farmaco — il "curaro" citato in Agonista e Antagonista come prototipo di

antagonista recettoriale. Il concetto di antagonismo sta nella nota madre: qui la molecola. Dati da fonti autorevoli, aggiornati al 2026-08-04.

Classe: bloccante neuromuscolare non depolarizzante (competitivo), alcaloide benzilisochinolinico · ATC: M03AA02 · Nomi commerciali: Tubarine (non più in commercio in Italia) · PubChem CID 6000

Perché questa molecola

È il capostipite storico della farmacologia recettoriale, non solo dei miorilassanti. Il curaro — veleno da freccia dei popoli amazzonici, che uccide per paralisi respiratoria lasciando la coscienza intatta — fu la sostanza con cui Claude Bernard nel 1856 dimostrò per la prima volta che una sostanza può agire su un sito preciso (la giunzione neuromuscolare) e non genericamente sul nervo o sul muscolo: stimolando il nervo non c’era contrazione, stimolando direttamente il muscolo sì. È l’esperimento che fonda l’idea stessa di bersaglio farmacologico, prima ancora che si parlasse di recettori.

Il secondo delta è didattico: è l’antagonista competitivo puro per eccellenza. Si lega al sito dell’acetilcolina senza attivare nulla, e — cosa decisiva — può essere spiazzato aumentando l’acetilcolina. È esattamente il razionale con cui la neostigmina ne inverte il blocco.

Struttura

Struttura 2D della tubocurarina (PubChem CID 6000). Formula C₃₇H₄₁N₂O₆⁺, PM 609,7 g/mol.

È una molecola grande e con azoto quaternario permanentemente carico: da qui due conseguenze pratiche — è inattiva per via orale (non si assorbe; per questo la selvaggina uccisa col curaro era commestibile) e non attraversa la barriera ematoencefalica, quindi paralizza senza sedare né togliere il dolore. Un paziente curarizzato senza anestesia è cosciente e sofferente ma immobile: è la ragione per cui i miorilassanti non si somministrano mai da soli.

Farmacodinamica

Catena d’azione: tubocurarina → antagonismo competitivo sul recettore nicotinico Nm della placca → l’acetilcolina rilasciata non trova siti liberi → nessuna depolarizzazione della placca → paralisi flaccida progressiva.

flowchart TD
  A["impulso nervoso"] --> B["rilascio di acetilcolina nella fessura sinaptica"]
  B --> C["recettore nicotinico Nm della placca"]
  D["tubocurarina"] -->|antagonismo COMPETITIVO<br/>sito ortosterico| C
  C -->|siti occupati| E["nessun potenziale di placca"]
  E --> F["paralisi FLACCIDA, senza fascicolazioni"]
  G["neostigmina<br/>(inibitore acetilcolinesterasi)"] --> H["↑ acetilcolina nella fessura"]
  H -->|SPIAZZA la tubocurarina| C
  H --> I["reversione del blocco"]

⚠️ Il confronto che il corso chiede di tenere a mente: la tubocurarina è un antagonista (paralisi flaccida, reversibile con anticolinesterasici), la succinilcolina è un agonista — “curaro depolarizzante” — che paralizza attivando il recettore fino alla desensibilizzazione, e la neostigmina in quel caso peggiora il blocco invece di risolverlo.

Farmacocinetica

  • Via: solo endovenosa — inattiva per os.
  • Onset: 3-5 minuti; durata: 60-90 minuti (lunga, è uno dei motivi del suo abbandono).
  • Metabolismo: scarso; eliminazione prevalentemente renale immodificata (~45%) e biliare.
  • Distribuzione: confinata al compartimento extracellulare; non passa la BEE né la placenta in misura rilevante.

Tossicità

Il profilo che l’ha resa obsoleta:

  • Ipotensione marcata, per liberazione di istamina dai mastociti e per blocco gangliare nicotinico (Nn) — effetto off-target sul recettore “giusto” nel posto sbagliato.
  • Broncospasmo e reazioni cutanee, sempre istamino-mediate.
  • Paralisi respiratoria se il dosaggio eccede o il blocco non viene monitorato: è l’effetto atteso portato all’estremo, e richiede ventilazione assistita.
  • Blocco prolungato nell’insufficienza renale.

⚠️ Attenzione

  • Controindicazioni: miastenia gravis (sensibilità estrema), impossibilità di garantire ventilazione assistita.
  • Requisito assoluto: mai senza anestesia e senza controllo delle vie aeree. Il farmaco non seda e non analgesizza.
  • Interazioni rilevanti:
    • Aminoglicosidi, macrolidi, calcio-antagonisti, anestetici alogenati → potenziano il blocco.
    • Anticolinesterasici (neostigmina, piridostigmina) → lo antagonizzano: è l’antidoto funzionale.
    • Ipotermia, acidosi, ipokaliemia → prolungano il blocco.
  • Antidoto: neostigmina (preceduta da atropina per contenere gli effetti muscarinici), o sugammadex per gli aminosteroidei moderni (non per la tubocurarina).

Posto in terapia

Storico: non è più in commercio in Italia né nella maggior parte dei paesi. È stata sostituita da bloccanti non depolarizzanti a profilo più pulito — rocuronio (onset rapido, reversibile con sugammadex), cisatracurio (eliminazione di Hofmann, indipendente da rene e fegato, ideale nell’insufficienza d’organo), vecuronio, atracurio. Sopravvive nei manuali come modello concettuale: il nome “curaro” si usa ancora, in aula e in sala, per indicare l’intera classe.

🔗 Compare in

Fonti: PubChem CID 6000 (struttura, formula, ATC M03AA02); DailyMed SPL storico e Goodman & Gilman, The Pharmacological Basis of Therapeutics 13ª ed., cap. sui bloccanti neuromuscolari, per farmacocinetica, tossicità e interazioni; sbobina 01 per il taglio didattico. Consultate il 2026-08-04.