Ipersensibilità di Tipo 2

Reagina principale è l’IgG (in alcuni testi anche IgA o IgE, mai IgM; gli esempi riguardano quasi sempre dinamiche nel circolo ematico, dove l’anticorpo della memoria è l’IgG). L’antigene è associato a cellule, membrane cellulari o matrice extracellulare, quindi non facilmente fagocitabile come una piccola molecola solubile: una cellula portatrice dell’antigene è fagocitabile, ma un antigene legato alla matrice extracellulare no.

Rapporto con l’autoimmunità

Molte malattie autoimmuni ricadono nel tipo 2, il che è confondente. La distinzione concettuale:

  • Autoimmunità: il bersaglio è sbagliato, si reagisce al self.
  • Ipersensibilità: il bersaglio è in teoria giusto (non-self), ma ci si reagisce in modo sregolato.

Nel tipo 2 la reazione è in realtà contro un antigene self legato a una cellula o matrice non fagocitabile, con una risposta sregolata che ricalca un’ipersensibilità.

Esempi tipici:

  • Malattie autoimmuni (es. Morbo di Graves, Miastenia Grave).
  • Anemia emolitica da farmaco: metaboliti del farmaco fungono da apteni, oppure alterano la conformazione di proteine self (sequenza self, conformazione non più self).
  • Reazioni immunitarie in gravidanza verso il sangue fetale (malattia emolitica del neonato).

Meccanismo effettore

Una IgG lega l’antigene su membrana o matrice. Il recettore FcγR attiva la fosfolipasi A, con produzione di prostaglandine e infiammazione. Parallelamente si attiva il complemento, che è l’elemento dominante e la principale fonte di danno: mentre le prostaglandine danno un’infiammazione diffusa nel tessuto, il complemento forma pori nella membrana, portando alla lisi cellulare.

Trattandosi di IgG, oltre al complemento si stimolano fagocitosi, chemiotassi e radicali liberi dell’ossigeno. Questo armamentario è quello tipico della risposta antibatterica (elemento extracellulare non fagocitabile); nel tipo 2, non potendo fagocitare, questi stessi strumenti causano lisi e danno tissutale.

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