Piede Cavo

Definizione

“Opposto morfologico” del Piede Piatto: la volta plantare è eccessivamente accentuata, con riduzione dell’area di contatto con il suolo. Si associa spesso a varismo del retropiede (tallone inclinato verso l’interno) e adduzione dell’avampiede (dita e parte anteriore del piede ruotate verso l’interno).

Meno frequente del piede piatto. A differenza di quest’ultimo raramente è una variante fisiologica: nella maggior parte dei casi è secondario a una patologia sottostante, spesso neurologica.

Conseguenze biomeccaniche

Il carico si concentra su punti specifici dell’avampiede e il piede lavora male: questo predispone a distorsioni ricorrenti della caviglia (vedi Distorsione della Tibiotarsica).


(Integrazione da: sbobina 22) Il piede cavo ha collo alto e volta accentuata, appoggia precocemente l’avampiede e solo dopo il retropiede, con sovraccarico del sistema calcaneo-achilleo-plantare (fattore di rischio per le tendinopatie; il plantare è un’opzione terapeutica, vedi Terapia delle Tendinopatie). Vi sono molto frequenti:

  • Spina calcaneare: sotto il calcagno, dove c’è la fascia plantare; è un’ipertrazione della fascia plantare (vedi Fascite Plantare).
  • Sperone calcaneare: a ridosso del tendine d’Achille.

Al test baropodometrico l’area di appoggio del piede cavo è molto minore di quella del piede piatto (che appoggia tutto, senza volta plantare); il piede normale appoggia la zona esterna. Fino a 5–7 anni di solito non si interviene.

Il piede cavo è tipico degli scattisti; il piede piatto è più lento ma consente di correre più a lungo. Si tende a scegliere sport adatti alla propria struttura fisica.

Classificazione

Congenito

  • Embrionario/fetale: legato alla posizione nell’utero.
  • Mielodisplasico: Charcot-Marie-Tooth, atassia di Friedreich, mielomeningocele, distrofie muscolari.

Acquisito

  • Idiopatico dell’adolescente (isolato).
  • Neurogeno: poliomielite, PCI; raro, ma capitano pazienti anziani con esiti di poliomielite.
  • Traumatico, con conseguente deformità ossea.
  • Infiammatorio (artriti infiammatorie).
  • Distrofico.
  • Neoplastico.

Diagnosi

Esame obiettivo

  • Anamnesi ed esame neurologico, data la frequente associazione con malattie neurologiche.
  • Valutazione sul lettino, in stazione eretta e al podoscopio, che mostra un quadro opposto a quello del piede piatto.
  • Reperti:
    • avampiede addotto: guarda verso l’interno, con maggior rischio di inciampare;
    • accentuazione della volta plantare;
    • retropiede varo con callosità laterale: le callosità sono fastidiose, dolorose e negli anni predispongono a ulcere;
    • retrazione del tricipite surale;
    • dita ad artiglio: l’accentuazione della volta retrae i tendini delle dita, che vengono tirate e restano flesse (vedi Dito a Martello del Piede).
  • Dolore: a differenza del piede piatto il paziente ha dolore, per fascite: la fascia plantare è più sollecitata e si infiamma, “come avere uno spillo in mezzo al piede tutta la vita” (vedi Fascite Plantare).
  • Vanno valutate anche elasticità e riducibilità della deformità.

Classificazione podoscopica

  • I grado: larghezza dell’arco < ⅓ del metatarso.
  • II grado: resta un istmo di collegamento verso il calcagno.
  • III grado: arco assente, due appoggi separati.

Accertamenti

  • Rx dei piedi in carico: riduzione dell’angolo plantare (normale 120-130°), angolo di inclinazione calcaneare > 30°.

  • Esame neurologico.
  • RM del rachide dorso-lombare.
  • Test genetici per patologie neuromuscolari, in centri specializzati (es. il Besta).

I pazienti con forme gravi necessitano di scarpe ortopediche, perché il piede non entra nelle scarpe normali: un problema organizzativo, logistico e anche psicologico.

Terapia

Conservativa

Nelle deformità lievi e in fase iniziale, con risoluzione nella maggior parte dei casi:

  • stretching achilleo;
  • ortesi plantari con scarico metatarsale, che spostano l’appoggio più posteriormente: il piede appoggia anche con una piccola parte del retropiede, distribuendo il carico e riducendo le complicanze.

Chirurgica

Per le forme gravi, sintomatiche e refrattarie al trattamento conservativo.

  • In età evolutiva:
    • fasciotomia plantare: si seziona la fascia plantare infiammata. Altera la biomeccanica del piede, ma nei casi severi è indispensabile, perché se si devono correggere le ossa con una “corda” che tira non si può fare nulla;
    • trasposizioni tendinee.
  • In età adulta:
    • osteotomie metatarsali/calcaneari;
    • Artrodesi.

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