Epidemiologia del Suicidio

Dati generali

Il suicidio è la terza causa di morte tra i 15 e i 24 anni e la seconda tra i 25 e i 34 anni.

L’ultimo punto della slide significa che queste condizioni psichiatriche non sono nemmeno arrivate all’attenzione dei servizi.

Il suicidio giovanile negli Stati Uniti

  • Ogni giorno circa 12 giovani commettono suicidio.
  • Per ogni suicidio ci sono almeno 100-220 tentativi.
  • Il 49% dei casi avviene con armi da fuoco.
  • Negli ultimi 60 anni il tasso di suicidio è quadruplicato nei maschi tra 15 e 24 anni ed è raddoppiato nelle donne.

Questi dati raggruppano tutti i gesti suicidari, compresi quelli senza progettualità di morte (vedi Gesti Autolesivi Non Suicidari). Anche un gesto non progettato per uccidere può esitare in morte (il riferimento è al libro Di isteria si muore): la persona fa in modo di essere trovata ma non si arriva in tempo; oppure sbaglia la dose, ad esempio bevendo troppa candeggina, con emorragia; oppure si getta dal primo piano pensando di sopravvivere e muore battendo la testa — mentre ci sono casi di sopravvivenza dopo cadute dal settimo piano.

I dati riguardano la fascia 10-24 anni: è una finestra ampia, ma comprende anche i suicidi di bambini.

Il disagio giovanile

Intervento dall’aula. Il disagio sarebbe legato alle modifiche sociali e psicosociali: uno stile di vita sempre meno sostenibile, a cui i giovani sono più sensibili. Secondo Recalcati il malessere giovanile si esprime in tre manifestazioni — violenza (baby gang), ansia da prestazione (studenti), melanconia (i quadri meno eclatanti ma tra i più gravi) — con un’unica base: l’incapacità di vivere in una società che promette la soddisfazione di ogni piacere e la felicità. Rispetto a 60 anni fa, inoltre, le reti familiari supportano meno, e le maggiori possibilità di istruzione possono generare aspettative eccessive dei genitori sui figli.

Lettura della docente. Un aumento della disperazione che porta a gesti autolesivi e suicidi a partire dai dieci anni indica una crisi gravissima delle funzioni genitoriali, senza colpevolizzare i genitori, a loro volta figli di un certo pensiero:

  • i genitori non riescono a gestire i ragazzi fin da piccolissimi;
  • il genitore proietta sul figlio ideali narcisistici, e il figlio non riuscirà mai a sentirsi all’altezza dell’aspettativa genitoriale;
  • il passaggio della crescita, in cui l’evoluzione della personalità deve essere delegata ai pari, diventa un dramma: quando il ragazzo si ritrae, i coetanei individuano il più vulnerabile e compare il bullismo;
  • ne derivano situazioni di ritiro sociale, che non significa solo hikikomori, ma anche psicosi, disturbo ossessivo-compulsivo, depressione grave.

Il lavoro con le famiglie degli adolescenti è più difficile di quello con le famiglie degli schizofrenici, perché “non sai chi curare”: si lavora essenzialmente con i genitori. L’isolamento sociale parte già nelle scuole secondarie (gli interventi della docente partono dal 3° anno di liceo, quindi su minori); con gli insegnanti il nodo è come costruire buoni rapporti con i genitori.

Risorse

  • I danni del covid sulla salute mentale sono già evidenti.
  • Le risorse per psichiatria e neuropsichiatria infantile sono scarse e sono le prime a essere tagliate; sui giovani esistono fondi regionali (es. Regione Lombardia), non sufficienti. Non esistono campagne di pubblicità progresso sulla salute mentale, oltre al problema dello stigma.
  • I disturbi di personalità hanno ormai nei ragazzi una prevalenza altissima (vedi Disturbi di Personalità).

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