Neoplasie Mieloproliferative (Generalità e Leucemia Mieloide Cronica)

Disordini clonali dell’ematopoiesi accomunati da:

  • citosi;
  • anomalie genetiche ricorrenti;
  • spesso un’istologia dirimente nella diagnosi differenziale e nella valutazione della progressione.

Leucemia mieloide cronica: marcata leucocitosi con deviazione a sinistra della serie granulocitaria. Fonte: Wikimedia Commons (Paulo Henrique Orlandi Mourao, CC BY-SA 3.0).

Classificazione WHO delle neoplasie mieloproliferative (MPN)

  1. Leucemia mieloide cronica (CML).
  2. Leucemia neutrofilica cronica.
  3. Policitemia vera (PV).
  4. Mielofibrosi primitiva (PMF).
  5. Trombocitemia essenziale (ET).
  6. Leucemia eosinofilica cronica.
  7. MPN non classificabili.

PV, PMF ed ET sono le MPN Philadelphia-negative per eccellenza (vedi Neoplasie Mieloproliferative Philadelphia-Negative (PV, TE, MFP)). Anche le forme neutrofilica, eosinofilica e non classificabili sono Philadelphia-negative, ma sono così rare da non essere trattate.

Leucemia mieloide cronica

  • MPN per eccellenza dal punto di vista storico: su di essa Virchow basò la definizione del termine leucemia (vedi Inquadramento Clinico dei Disordini Linfoproliferativi).
  • Esagerata produzione di granulociti neutrofili.
  • È il primo disordine caratterizzato bene geneticamente, con l’identificazione della fusione 9;22, il cromosoma Philadelphia, che ha permesso una diagnosi molecolare già negli anni ‘70. Oggi non si esegue tanto il cariotipo, quanto la ricerca del gene di fusione BCR-ABL1 con una PCR allele-specifica.
  • Lo stesso cromosoma è presente in un sottogruppo di leucemie linfoblastiche B.
  • La gestione è clinico-ematologica: la diagnosi si fa identificando il gene di fusione sulle cellule circolanti, e spesso non si esegue la biopsia ossea, salvo peculiarità cliniche che richiedano la ricerca di blasti o di fibrosi.

Approccio diagnostico a una MPN

  • Clinica: citosi.
  • Morfologia.
  • Caratterizzazione molecolare: se Philadelphia-positiva → CML; se Philadelphia-negativa si cercano le mutazioni dei geni driver per distinguere PV (JAK2), ET e PMF.

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