Tiroidite di Hashimoto

Tiroidite cronica autoimmune (vedi generalità) a meccanismo distruttivo: i linfociti T aggrediscono l’epitelio follicolare, determinando distruzione del parenchima ghiandolare e progressiva atrofia.

Tiroidite di Hashimoto con infiltrato linfoide; autoanticorpi anti-perossidasi tiroidea e anti-tireoglobulina elevati. Colorazione EE. Fonte: Wikimedia Commons (Patho, CC BY-SA 3.0).

Modificazioni dell’epitelio follicolare

Le cellule follicolari sono di tipo atrofico. Prima di scomparire si trasformano in cellule di Hurthle (cellule oncocitarie/ossifile), caratterizzate da:

  • Citoplasma abbondante ed eosinofilo, per l’abbondanza di mitocondri che gonfia il citoplasma e rende la cellula più grossa (tende a far scomparire la colloide);
  • Disposizione in aggregati solidi;
  • Nuclei che acquisiscono modificazioni simili a quelle del carcinoma papillare, al punto da rendere talora difficile la diagnosi.

La somiglianza nucleare con il carcinoma papillare e la metaplasia oncocitaria hanno fatto ipotizzare che la tiroidite di Hashimoto sia una condizione di rischio oncogeno per il carcinoma papillare. È l’unica tiroidite associata ad aumentato rischio neoplastico.


(Integrazione da: sbobina 17)

La tiroidite di Hashimoto è anche uno stimolo per lo sviluppo di MALT acquisito tiroideo e sembra correlare con lo sviluppo di linfoma della zona marginale in sede tiroidea (vedi Tessuto Linfoide Associato alle Mucose (MALT) e Epidemiologia e Fattori di Rischio dei Linfomi).

Iperplasia nodulare in tiroidite cronica autoimmune

La distruzione del parenchima induce tentativi di compenso con aumentata produzione di TSH, che stimola la proliferazione tiroidea. L’aggressione autoimmune però rende le cellule diversamente sensibili al TSH: si creano aree di tendenziale atrofia alternate alla possibile formazione di noduli come compenso (iperplasia nodulare in tiroidite cronica autoimmune). Si possono inoltre verificare fasi di ipertiroidismo quando la distruzione libera tireoglobulina od ormoni tiroidei. Il quadro complessivo è una tiroide variamente infiltrata, evolvente verso l’atrofia, con aree variabili di fibrosi.

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