Barbiturici

I barbiturici sono stati i primi farmaci a potenziare il sistema GABAergico per il trattamento dell’ansia. Oggi sono usati solo in situazioni cliniche estremamente controllate e non sono più prescritti come ansiolitici.

Meccanismo d’azione

Sono agonisti del Recettore GABA-A, soprattutto ad alte concentrazioni: si legano al recettore e aprono direttamente il canale facendo entrare cloro. A differenza delle Benzodiazepine, l’apertura non richiede la presenza del GABA: più barbiturico si assume, più cloro continua a entrare, senza un limite intrinseco.

Profilo dose-effetto e tossicità

Poiché l’effetto non è limitato dalla disponibilità di GABA, all’aumentare della dose si ha un crescendo continuo di effetti: dall’ansiolisi alla sedazione, all’anestesia, fino al coma e alla depressione respiratoria potenzialmente fatale. L’Indice Terapeutico è perciò stretto: la finestra tra dose efficace e dose tossica è ridotta.

Questo rende i barbiturici poco maneggevoli: in una patologia trattata a domicilio come l’ansia, un sovradosaggio (anche solo aumentando le gocce di propria iniziativa) può innescare effetti collaterali clinicamente rilevanti. Per questo non possono essere prescritti alla leggera e vanno usati in ambiente altamente controllato.


(Integrazione da: sbobina 27)

Storia e impieghi clinici

I barbiturici sono farmaci molto antichi, sviluppati a inizio ‘900: il primo fu il veronal (1903), seguito dal fenobarbital (1912), ancora usato in alcuni contesti. Agiscono sul legame al Recettore GABA-A indipendentemente dal GABA; oggi si sa che hanno anche altri meccanismi, qui non considerati.

Struttura 2D dell’acido barbiturico (PubChem CID 6211). Formula C₄H₄N₂O₃, PM 128,09 g/mol: è il nucleo comune della classe — di per sé privo di attività ipnotica, che compare solo sostituendo i due idrogeni in posizione 5.

Come le benzodiazepine, grazie ai gruppi chimici che ne arricchiscono la struttura possono essere classificati in base all’emivita, il che ne consente l’impiego mirato:

  • Breve emivita: on-set e durata d’azione rapidi, per coprire periodi brevi.
  • Lunga emivita: azione prolungata.

Mantengono un ruolo importante in setting clinici controllati: emergenze convulsive, induzione o mantenimento dell’anestesia, sedazione pre-chirurgica. Proprio per il loro meccanismo d’azione vanno usati in situazioni estremamente controllate, non per la cura dell’ansia.

Molecole della classe

MolecolaCosa la distingueParticolarità
Fenobarbitalil capostipite antiepilettico (1912), lunga emivita (~4 giorni)⚠️ il più potente induttore enzimatico della farmacologia clinica; TDM 15-40 µg/mL; ancora nella WHO Essential Medicines List
Tiopentaleemivita ultrabreve, altissima lipofilia (tiobarbiturico)induzione dell’anestesia; effetto terminato per ridistribuzione, non per metabolismo; ⚠️ controindicato nella porfiria acuta
pentobarbitalbreve-media duratacoma barbiturico nell’ipertensione endocranica refrattaria
barbital (veronal)il primo della classe (1903)solo interesse storico

🔗 Collegamenti