Stato Epilettico

Lo stato epilettico è la condizione in cui si manifestano le convulsioni tonico-cloniche, ossia le crisi più gravi. Con la crisi in atto bisogna agire rapidamente:

  • Benzodiazepine — azione molto rapida ma limitata nel tempo: a seconda dell’emivita hanno rapida latenza e rapido esaurimento dell’effetto, perciò utili nell’immediato. Le molecole usate sono il lorazepam (la prima scelta endovenosa: glucuronazione diretta, nessun metabolita attivo, durata d’azione cerebrale più lunga del diazepam), il diazepam — che è il caso-scuola opposto, con emivita lunghissima ma effetto che finisce in minuti per ridistribuzione — e il midazolam, l’unico somministrabile per via intramuscolare, buccale o intranasale quando non c’è un accesso venoso.
  • Barbiturici — lunga durata d’azione: mantengono stabile la situazione. Il capostipite è il fenobarbital; nello stato epilettico refrattario si passa all’anestesia con tiopentale o propofol.

Tracciato EEG con “generalised poly-spikes” — polipunte generalizzate su tutte le derivazioni, il correlato elettroencefalografico della crisi generalizzata (Wikimedia Commons, autore moep, pubblico dominio).

La sequenza dell’emergenza

La logica è quella indicata a lezione — prima si stabilizza, poi si mantiene — e nella pratica si articola in tre tempi:

  1. Benzodiazepina (lorazepam e.v., o midazolam i.m./buccale se non c’è vena): spegne la crisi in minuti, ma l’effetto si esaurisce presto.
  2. Antiepilettico endovenoso a copertura, perché la benzodiazepina da sola non basta a impedire la ricaduta: fenitoina (o fosfenitoina), valproato, lacosamide o levetiracetam. La lacosamide ha qui il vantaggio della bioequivalenza 1:1 fra orale ed endovena.
  3. Stato refrattario: anestesia generale con barbiturico (tiopentale) o midazolam in infusione, in terapia intensiva.

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