Benzodiazepine

Le benzodiazepine sono i farmaci ansiolitici per eccellenza. Sono molto versatili: oltre all’ansia si usano nell’insonnia, come anticonvulsivanti, miorilassanti centrali e in anestesiologia, grazie alle loro proprietà inducenti. Nella pratica clinica dei disturbi d’ansia cronici si preferiscono però spesso gli antidepressivi, per il rischio di dipendenza.

Per la regola dei nomi: la maggior parte dei farmaci che terminano in ‘-am’ sono benzodiazepine. Eccezione il clordiazepossido.

Meccanismo d’azione: modulatori allosterici positivi

A differenza dei Barbiturici (agonisti diretti), le benzodiazepine sono modulatori allosterici positivi del Recettore GABA-A: si legano a un sito diverso da quello del GABA, inducono un cambiamento conformazionale e potenziano la trasmissione GABAergica. “Modulano l’azione” ma “non creano l’azione”: agiscono solo in presenza di GABA. Se il GABA non è legato al recettore, la benzodiazepina non apre il canale.

Sicurezza: il plateau

Da questo meccanismo deriva la maggiore sicurezza rispetto ai barbiturici. Aumentando la dose l’effetto inizialmente cresce, ma se non aumenta la disponibilità di GABA il meccanismo raggiunge un plateau: non si arriva mai alla depressione midollare/respiratoria. L’Indice Terapeutico è quindi ampio, con bassa tossicità e ridotti effetti collaterali.

Struttura chimica

Hanno uno scheletro comune: un anello aromatico (benzene) unito a un anello eptaatomico diazepinico. Su questa base il chimico farmaceutico aggiunge gruppi R in posizioni diverse, generando le numerose benzodiazepine disponibili. Le differenze strutturali determinano caratteristiche farmacologiche diverse, in particolare l’efficacia nello stimolare il recettore e l’emivita.

Emivita e scelta clinica

L’emivita (tempo perché la concentrazione plasmatica si dimezzi) si associa alla durata d’azione e alla velocità di insorgenza dell’effetto:

  • Lunga emivita (oltre 48 h): azione prolungata, insorgenza più lenta ma durata maggiore.
  • Breve emivita: azione più rapida ma di breve durata.

La scelta dipende dall’uso: per un disturbo d’ansia è preferibile una benzodiazepina a lunga emivita; per un ipnoinducente una a breve emivita, a effetto rapido. Gli ipnoinducenti attuali agiscono solo sull’induzione del sonno, non sul suo mantenimento: se il paziente si sveglia nella notte, il farmaco non impedisce il risveglio.

Esempio del contrasto di emivita: diazepam ~70 ore vs midazolam 1,5–5 ore.

Effetti avversi

L’effetto collaterale principale è la sedazione, con riduzione delle capacità cognitive e psicomotorie (“hangover”). Altri:

  • Aumento di ostilità e irritabilità
  • Effetti paradossi (aumento dell’ansia)
  • Confusione negli anziani
  • Amnesia, nausea, esantemi cutanei

L’aspetto più critico è il rischio di tolleranza e dipendenza con uso prolungato: le benzodiazepine hanno potenziale d’abuso. Vedi Tolleranza, Dipendenza e Crisi di Astinenza; è la ragione per cui nei disturbi d’ansia cronici si preferiscono spesso gli antidepressivi.

Interazioni e antidoto

L’associazione con alcol o altri farmaci aumenta il rischio di effetti avversi: l’etanolo agisce anch’esso sul recettore GABA-A, con effetto sinergico (non additivo, ma amplificato). In caso di necessità si dispone del Flumazenil, antagonista delle benzodiazepine.

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