Ortoplastica

Definizione

Termine coniato da Scott Levin, chirurgo plastico americano: indica la chirurgia che applica contemporaneamente sullo stesso paziente le competenze dell’ortopedico, che si occupa della funzione e della meccanica del sistema muscoloscheletrico, e del chirurgo plastico, che si occupa della ricostruzione dei tessuti molli.

Il termine si estende dalla traumatologia all’oncologia, alle infezioni e alle condizioni congenite, cioè ovunque sia necessario lavorare su entrambi i tessuti.

Razionale

In una frattura la cosa più facile da oggettivare con un Rx è l’osso rotto; capire cosa è successo ai tessuti molli (muscoli, tendini, ecc.) è molto più complesso. L’estensione del danno ai tessuti molli cambia molto il trattamento, perché da essi dipende la biologia della guarigione (vedi Trattamento delle Fratture e Guarigione Indiretta (Secondaria)).

Campi di applicazione

Deformità congenite e tumori

Sono branche ancora più di nicchia all’interno dell’ortoplastica.

Esempi dalle slide:

  • Tumore del radio distale: va rimosso perché con ogni probabilità comprime il nervo mediano; rimossa una massa così grande, bisogna pensare a come colmare il difetto.
  • Gotta infettata che ha causato l’apertura della cute.
  • Transfert tendinei (chirurgia palliativa): quando un paziente perde la funzione di un nervo, e quindi dei muscoli che innerva, si possono usare i tendini di muscoli innervati da altri nervi sani per svolgere la funzione di quelli persi.

Gestione dei tessuti molli

Per la scelta della copertura (toolbox, innesti, lembi) vedi Ricostruzione dei Tessuti Molli e Terapia a Pressione Negativa (NPWT).

Organizzazione in Italia

  • L’ideale è trattare questi pazienti in équipe ortoplastica, che al momento esiste solo al Rizzoli di Bologna. Sul territorio ci sono comunque unità di microchirurgia e ambulatori ortoplastici.
  • In Italia non esistono linee guida per queste situazioni: solo il San Camillo di Roma ha provato a sviluppare un piano aziendale; le altre realtà le stanno sviluppando seguendo soprattutto quelle inglesi (Linee Guida BOA-BAPRAS).

Formazione: corsi della Società Italiana di Microchirurgia (dalla sutura a situazioni via via più complesse); master di ortoplastica (due attivi: Sapienza di Roma e Università di Trieste), per cui serve già una specialità chirurgica (plastica o ortopedia); fellowship all’estero, dove la branca è più sviluppata; riviste dedicate (una è diretta da Scott Levin); un mentore.

🔗 Collegamenti