Stenosi del Canale Vertebrale Lombare

Definizione

Restringimento dei normali diametri del canale vertebrale, che può interessare la zona centrale, il recesso laterale o il forame intervertebrale, con conseguente compressione delle strutture radicolari.

Epidemiologia

  • Difficile da definire: oltre l’80% dei pazienti sopra i 70 anni presenta segni radiologici di stenosi, spesso totalmente asintomatici, e molti casi potrebbero essere sottodiagnosticati.
  • Si stima una frequenza tra il 5 e il 22,5%.
  • Più frequente a livello lombare che cervicale, ma può interessare anche gli altri tratti della colonna.
  • Livello più colpito: L4-L5.

Eziologia

Congenita:

  • idiopatica: alcuni pazienti hanno un canale più stretto fin dalla nascita;
  • da Acondroplasia;
  • osteopetrosica: abnorme deposito di calcio nelle ossa su base genetica, con ossa esuberanti che restringono i normali diametri dello scheletro, tra cui il canale vertebrale.

Acquisita:

  • degenerativa: invecchiamento delle strutture che formano la colonna (vedi Disco Intervertebrale);
  • da patologia metabolica;
  • post-traumatica;
  • iatrogena.

Classificazione topografica

  • Centrale: zona centrale del canale, dove passano tutte le radici dirette ai livelli inferiori.
  • Laterale (recesso laterale): comprime la radice che attraversa il livello per uscire al forame sottostante.
  • Foraminale: comprime la radice che esce a quel livello.

Le radici passano tutte insieme nel tubo durale, che arriva fino al sacro, e a ogni livello ne escono lateralmente in sequenza. A livello L4-L5, la radice di L4 è uscita dal tubo durale al livello superiore ed esce nel forame L4-L5; la radice di L5 esce dal tubo durale a livello L4-L5 per raggiungere il forame sottostante. Nella zona laterale si trovano quindi le radici che attraversano il livello, nel forame la radice che sta diventando nervo periferico (stesso schema delle ernie: vedi Classificazione delle Ernie Discali).

Segni e sintomi

È fondamentalmente una patologia raccontata dal paziente: l’esame obiettivo è spesso tutto negativo. I deficit sensitivi e gli altri segni possono essere presenti, ma lo sono raramente.

Il sintomo tipico è la claudicatio neurogena: dolore o pesantezza alle gambe dopo una distanza non fissa ma che si riduce con la progressione della malattia, alleviati dalla flessione del rachide. Caratteristiche e diagnosi differenziale con la forma vascolare in Claudicatio Neurogena (vs Vascolare).


(Integrazione da: sbobina 24)

Stenosi vs ernia

La distinzione netta è difficile: l’ernia può determinare una stenosi, perché occupa spazio nel canale e ne riduce i diametri. La stenosi però può essere causata sia da un’ernia sia da altre strutture (osteofiti, ispessimento legamentoso, artrosi).

La vera differenza è nel quadro clinico:

  • l’ernia comprime una radice e dà una radicolopatia: sciatica, deficit neurologico in determinati muscoli, deficit sensitivo in territori specifici (vedi Ernia del Disco);
  • la stenosi dà una claudicatio neurogena: dolore o pesantezza alle gambe dopo un certo numero di metri, che regredisce fermandosi.

Quando le due condizioni si sovrappongono la diagnosi è più complessa; in altri casi è semplice: non c’è ernia, ma altri fattori degenerativi determinano la stenosi.

A livello cervicale le stesse patologie possono comprimere anche il midollo: Mielopatia Cervicale Spondilogena.

Diagnosi

  • Radiografia: evidenzia patologie specifiche che portano a stenosi, come scivolamenti vertebrali, deformità e discopatie.

  • Risonanza magnetica: sempre il gold standard. Mostra tutte le cause di restringimento del canale: cisti, ipertrofie legamentose, artrosi delle articolazioni posteriori, problematiche del disco.

  • TC: doppio ruolo. Si usa quando la RM è controindicata e permette di vedere meglio le stenosi a origine ossea.

La gravità si classifica con la Classificazione di Schizas, che ha implicazioni fondamentali sul trattamento.

Trattamento

Conservativo (primo approccio):

  • trattamento del dolore: il dolore è neuropatico, per cui gli antiepilettici hanno un buon effetto (vedi Terapia Farmacologica del Dolore in Ortopedia);
  • fisioterapia: l’equilibrio muscolare riduce il dolore di origine vertebrale; la fisioterapia posturale può indurre una cronica flessione del rachide, che apre gli spazi vertebrali e dà sollievo;
  • infiltrazioni nel canale: dosi inferiori e azione più mirata, senza aggredire farmacologicamente il paziente.

Chirurgico: nelle stenosi severe o quando il conservativo fallisce. Si ripristinano gli spazi del canale con una decompressione, creando finestre posteriori che aumentano lo spazio per le radici.

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