Febbre

Forma di Ipertermia in cui l’ipotalamo alza il proprio set-point termoregolatore (normalmente 37 °C). È una risposta difensiva: le alte temperature rallentano la replicazione di virus e batteri, ma se troppo elevata o prolungata diventa dannosa. Segue il ritmo circadiano, con valori più alti alla sera.

Non compare solo nelle infezioni: si osserva anche in necrosi tissutali, tumori e infiammazioni croniche.

Pirogeni

I pirogeni sono le molecole che inducono febbre, alzando il set-point ipotalamico:

  • Esogeni: derivano dall’esterno (es. tossine batteriche).
  • Endogeni: prodotti dall’organismo in risposta a infezione o danno, soprattutto citochine pro-infiammatorie (IL-1, IL-6, TNF-α, interferoni → Interferoni).

Questi segnali raggiungono l’ipotalamo passando spesso attraverso l’endotelio dei capillari cerebrali, che esprime recettori specifici (Toll-likeRecettori dell’Immunità Innata).

Meccanismo molecolare

  1. I pirogeni stimolano l’enzima sfingomielinasi, che produce ceramide a partire dalla sfingomielina.
  2. La ceramide attiva i neuroni ipotalamici termosensibili → aumento della termoconservazione.
  3. In parallelo si producono prostaglandine (soprattutto PGE₂) dai lipidi di membrana, tramite il metabolismo dell’acido arachidonico (ciclossigenasi → Eicosanoidi). Negli astrociti e nelle cellule endoteliali cerebrali l’IL-1 è un induttore chiave di questa produzione.
  4. La PGE₂ nell’ipotalamo è il segnale finale che eleva il set-point → febbre.

Gli antipiretici (aspirina, paracetamolo, FANS) bloccano la sintesi di prostaglandine → abbassano rapidamente la febbre.

(Sezione espansa con: sbobina 063-066)

Attivazione vagale epatica

Oltre alla via centrale ipotalamica per via ematica, il fegato segnala l’infiammazione all’ipotalamo per via nervosa:

  1. I macrofagi residenti epatici (cellule di Kupffer) rispondono alle citochine pro-infiammatorie.
  2. Producono PGE₂, che stimola le terminazioni sensitive del nervo vago.
  3. L’impulso viaggia lungo il vago fino all’area preottica ipotalamica → aumento del set-point.

Risposte corporee nella fase iniziale

Poiché il corpo considera ora “normale” una temperatura più alta, mette in atto strategie per aumentarla:

  • Sensazione di freddo → comportamenti di conservazione del calore (coprirsi, rannicchiarsi).
  • Vasocostrizione cutanea → meno sangue in periferia → pallore.
  • Chiusura dei pori cutanei → meno sudorazione.
  • Brividi/tremori → contrazioni muscolari involontarie che producono calore.
  • Aumento del metabolismo basale → maggiore consumo di ATP, disaccoppiamento mitocondriale → più calore.

Classificazione in base alla temperatura

  • Subfebbrile: 37 – 37,5 °C
  • Febbricola: 37,5 – 38 °C
  • Febbre moderata: 38 – 40 °C
  • Febbre elevata: > 40 °C

Fasi della febbre

  1. Fase prodromica (ascesa): il corpo produce calore per raggiungere il nuovo set-point. Compaiono freddo intenso, brividi, pallore da vasocostrizione, riduzione della termodispersione e incremento della termoconservazione. Termina al raggiungimento della nuova temperatura target.
  2. Fase del fastigio (mantenimento): la temperatura resta alta finché i pirogeni persistono. Set-point stabile, prostaglandine elevate. Il paziente non ha più brividi né sensazione di freddo, ma permangono gli effetti metabolici (aumento del metabolismo basale, tachicardia).
  3. Fase di defervescenza (discesa): i pirogeni calano → l’ipotalamo riporta il set-point a 37 °C. Si attivano le risposte opposte: sudorazione abbondante, vasodilatazione cutanea, rossore, riduzione del metabolismo. Può avvenire gradualmente o bruscamente (se indotta da antipiretici). Una caduta troppo rapida espone al rischio di complicanze neurologiche (es. convulsioni febbrili nei bambini piccoli, negli anziani e nei cardiopatici).

L’andamento aiuta a riconoscere il tipo di patologia → Tipi di Febbre.

Conseguenze sistemiche

Negative:

  • Aumento del metabolismo basale: circa +13% per ogni grado di temperatura. Comporta maggior consumo energetico e possibile utilizzo delle proteine muscolari → cachessia nelle infiammazioni croniche (perdita di massa corporea non reversibile con il nutrimento).
  • Tachicardia (da metabolismo aumentato), rischiosa nei cardiopatici.
  • Polipnea (aumento del respiro).
  • In gravidanza: l’ipertermia nel primo trimestre può danneggiare lo sviluppo neurologico del feto.

Positive (meccanismo di difesa evoluto):

  • Limita la proliferazione di batteri e virus (molti crescono peggio sopra i 37 °C).
  • Potenzia la risposta immunitaria: leucociti, linfociti e fagociti sono più attivi a temperature leggermente elevate.

Iperpiressia

IL-1β e TNF-α, se prodotte in eccesso, inducono una febbre eccessiva (iperpiressia) che può causare danni neurologici. Il rischio è particolarmente grave nei pazienti fragili — anziani o con patologie cardiovascolari.

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