Mentalizzazione

Definizione

La mentalizzazione è il processo con cui un soggetto riconosce che gli altri hanno una mente, un pensiero e un comportamento specifico in relazione a determinate situazioni.

Illustrazione del test di Sally e Anne (falsa credenza / teoria della mente). Fonte: Wikimedia Commons (Fschwarzentruber, CC BY-SA 4.0).

Funzione

Mentalizzare è fondamentale per tutti, anche in campo affettivo e relazionale: guida il comportamento con gli altri e riduce gli errori nella relazione (es. se una persona è molto suscettibile alle critiche, si tenderà a non fargliene).

Ci si rende conto di cosa c’è nella mente dell’altro essendo consapevoli del suo comportamento e delle sue aree di vulnerabilità.

Nella patologia psichiatrica

Per molti pazienti psichiatrici la mente degli altri non esiste.

Nella Schizofrenia la mentalizzazione è fondamentale durante la fase premorbosa. Quando gli eventi stressanti superano la soglia di adattamento, il paziente perde la capacità di mentalizzare e si instaurano meccanismi di difesa (vedi Eziopatogenesi della Schizofrenia e Trauma in Età Evolutiva e Meccanismi di Difesa).


(Integrazione da: sbobina 11)

Mentalizzazione e discontrollo

Mentalizzare vuol dire tenere presente ciò che si ha nella propria mente — ciò che si prova, come le emozioni dirigono il proprio comportamento — e contemporaneamente valutare cosa c’è nella mente dell’altro: quali sentimenti può avere e quali assunti di base possono dirigere il suo pensiero e il suo comportamento.

In una fase di discontrollo pulsionale la mentalizzazione fallisce. Questo vale per tutti, non solo per i pazienti: può accadere in un momento di particolare attivazione per qualcosa che sta a cuore o fa arrabbiare. Più una persona è attivata, meno è in grado di controllare l’impulso e di mentalizzare, cioè di mettere assieme pensiero, affetti e comportamento. Sotto sostanze è sempre così per chiunque.


(Integrazione da: sbobina 16)

Psicoterapia basata sulla mentalizzazione (MBT)

È una delle psicoterapie evidence-based del Disturbo Borderline di Personalità, svolta in gruppo. Permette di lavorare su cosa c’è nella mente del paziente, in particolare sugli assunti di base (desideri, progetti, credenze) che sono associati ai sentimenti e guidano il comportamento.

La capacità di mentalizzare, cioè vivere sé stessi nel proprio stato mentale, è strettamente associata alla relazione con l’altro, e quindi alla capacità di pensare la relazione in termini mentalizzanti: cosa c’è nella mente dell’altro, a cosa sta pensando, quali sono i suoi desideri e il suo assunto di base. Ciò che avviene nella mente è infatti associato a ciò che si prova e al comportamento relazionale, quindi comunicativo, di quel momento.

Nella terapia di gruppo si inizia il turno di parola con gli episodi relazionali della settimana che sono sembrati rilevanti; poi il gruppo riflette su quanto riportato, in associazione con esperienze proprie.

Esempio: una paziente racconta di essere in discoteca con il fidanzato; la ex-fidanzata di lui lo insegue tutto il tempo e la paziente desidera picchiarla; nel momento non riesce a parlarne con lui, ma lo fa dopo. Si chiede quindi alla paziente cosa pensava della ex-fidanzata, del comportamento del fidanzato, e così via.

Mentalizzare vuol dire pensare sempre che viviamo in uno stato mentale e cercare di guardare noi stessi e l’altro dall’interno.

Mentalizzazione e pratica medica

Tutti i medici dovrebbero mentalizzare, perché permette di contattare l’altro in modo più profondo: lo si sente non solo ascoltandolo, ma anche all’interno. Questo avviene se ci si occupa dei suoi desideri, bisogni, intenzioni e progetti, di come sono correlati ai suoi affetti e di come questo governa il suo comportamento.

Chiedersi se la paziente è irritata, non ha fiducia nel medico o è reticente significa voler avere una relazione significativa con lei, non solo raccoglierne l’anamnesi (vedi Il Colloquio Psichiatrico).


(Integrazione da: sbobina 17)

Pensiero, sentimento e condotta

Mentalizzare significa essere consapevoli dei contenuti di idee, progetti e motivazioni, cioè di ciò che si sta pensando in relazione a ciò che si sta provando, di cosa genera e orienta il proprio comportamento e dove trova la sua spiegazione. La MBT si colloca tra l’approccio dinamico e quello cognitivo.

Nella relazione si mentalizza quando, parlando, litigando o condividendo qualcosa di emotivamente forte, si cerca di pensare a ciò che pensa l’interlocutore e ci si chiede il motivo delle sue risposte e dei suoi comportamenti (es. se si è arrabbiato o se ne va perché è stato detto qualcosa di particolare).

La mentalizzazione richiede attenzione ai contenuti della propria mente, che in genere sono pensieri: esistono pensieri puri e idee che nascono da ciò che si prova. C’è dunque correlazione tra pensiero, sentimento e condotta, da tenere presente in terapia (soprattutto con i pazienti borderline). Per questo è spesso difficile isolare il pensiero dalla voce che il paziente sente: in psicopatologia la voce rappresenta la voce dell’altro che si riferisce a noi, esterna (allucinazione) o interna (pseudoallucinazione), mentre un’idea è ricorsiva e reiterata, come nell’ideazione ossessiva (vedi Diagnosi Differenziale del Disturbo Ossessivo-Compulsivo).

⚠️ Indicazioni del docente

  • È fondamentale che il medico mentalizzi con il paziente e che il paziente se ne accorga.

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